
In una decisione pubblicata lunedì 5 ottobre, lo studio legale specializzato in immigrazione Cyrus D. Mehta & Partners ha evidenziato un nuovo provvedimento cautelare preliminare emesso dalla Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Nord della California, che blocca l’applicazione della sanzione da 100.000 dollari imposta dall’amministrazione Trump sulle nuove petizioni H-1B. Il giudice Haywood Gilliam ha ritenuto probabile il successo dei ricorrenti nel sostenere che le agenzie hanno omesso la procedura obbligatoria di consultazione pubblica prevista dall’Administrative Procedure Act. Il provvedimento è circoscritto ma di grande rilievo: vieta all’U.S. Citizenship and Immigration Services e alla Customs and Border Protection di riscuotere o far rispettare la tassa finché non sarà completata la corretta procedura normativa. La sentenza non incide sulla proposta separata di aumentare le tariffe ordinarie H-1B a 103.265 dollari, ma offre un sollievo immediato ai datori di lavoro che stanno preparando le petizioni per la stagione del tetto annuale FY 2028. Per le imprese, la posta in gioco è altissima. Le aziende tecnologiche, affamate di talenti, temevano che la tassa li avrebbe esclusi dal reclutamento globale, mentre università e ospedali avvertivano di carenze di personale a catena. Secondo una stima economica della National Foundation for American Policy, la tassa avrebbe ridotto le nuove domande H-1B del 58% e costato alle aziende statunitensi 7 miliardi di dollari all’anno. L’amministrazione Trump-Vance dovrebbe presentare ricorso, e gli osservatori prevedono che la questione potrebbe arrivare alla Corte Suprema insieme al più ampio dossier sull’immigrazione già in programma per questo mandato. Nel frattempo, gli avvocati consigliano alle aziende di presentare le petizioni H-1B secondo la tariffa precedente, conservare la documentazione delle date di invio e mettere da parte fondi nel caso in cui la tassa venga reintrodotta retroattivamente. L’episodio evidenzia un trend più ampio: le politiche migratorie aggressive annunciate tramite proclami vengono sempre più spesso frenate dai tribunali federali. I responsabili della mobilità internazionale dovrebbero seguire da vicino le cause legali, perché la tregua di oggi potrebbe trasformarsi nell’emergenza di conformità di domani.
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