
La proposta del leader dell'opposizione Angus Taylor di ridurre a 100.000 per due anni il saldo netto migratorio (NOM) dell’Australia ha subito suscitato critiche da parte dei settori imprenditoriale, dell’assistenza agli anziani e dell’istruzione. Intervistato da ABC News il 7 ottobre, il partito di coalizione ha ammesso che il piano colpirebbe alcuni titolari di visti temporanei nel settore dell’assistenza agli anziani, ma ha assicurato che un meccanismo di “transizione” attenuerebbe l’impatto. La politica prevede l’abolizione dei visti per laureati temporanei, l’obbligo di presentare la maggior parte delle richieste di estensione del visto dall’estero e la riduzione del 50% delle ammissioni di studenti e titolari di visti ponte. Il CEO del Business Council of Australia, Bran Black, ha definito questi obiettivi “una corsa al ribasso” che soffocherebbe la crescita e aggraverebbe le carenze già esistenti nei settori dell’edilizia, della sanità e della tecnologia. Universities Australia ha avvertito che i tagli priverebbero le università delle entrate derivanti dalle tasse, fondamentali per finanziare la ricerca interna, mettendo a rischio l’export educativo internazionale australiano da 30 miliardi di dollari. L’economista indipendente Saul Eslake ha messo in dubbio le affermazioni secondo cui la misura sarebbe neutrale per il bilancio, sottolineando che i modelli del Tesoro indicano che una forza lavoro più ridotta potrebbe far perdere fino a 80 miliardi di dollari in entrate fiscali in un decennio. Anche il Property Council e i Master Builders hanno espresso preoccupazione, sostenendo che costringere i laureati qualificati a richiedere nuovamente il visto dall’estero rende l’Australia meno competitiva rispetto a Canada e Regno Unito. Per i responsabili della mobilità aziendale, il problema principale è l’incertezza: i datori di lavoro che intendono convertire i neoassunti laureati in visti per lavoratori qualificati potrebbero dover affrontare procedure obbligatorie dall’estero o la possibile abolizione della sottoclasse di visto. I tempi per raggiungere la produttività e i costi di retention aumenterebbero, e le aziende regionali che dipendono dai laureati per colmare carenze critiche potrebbero essere le più penalizzate. A un anno dalle elezioni, la coalizione non ha ancora pubblicato stime dettagliate dei costi né un calendario di attuazione, lasciando i professionisti della mobilità globale a pianificare scenari in un clima di incertezza politica.
Fonte: ABC News