
Il 26 ottobre la Corte Suprema di Bombay sarà al centro dell’attenzione per l’esame delle autorità di controllo sull’immigrazione in India, quando ascolterà il ricorso dell’attore Imran Khan contro una direttiva dell’Ufficio Regionale per la Registrazione degli Stranieri (FRRO) che gli ordina di lasciare il paese entro il 28 ottobre. Khan, cittadino statunitense di origine indiana titolare di una carta Overseas Citizen of India (OCI), sostiene che l’avviso del 14 ottobre sia stato emesso senza il dovuto processo e violi le tutele previste dalla legge sulla cittadinanza. Il caso mette in luce una zona grigia per i 4,5 milioni di titolari di carta OCI, che godono di ingresso senza visto ma sono comunque soggetti a espulsione sommaria secondo l’Immigration and Foreigners Act del 2025. Gli avvocati di Khan affermano che il FRRO ha ignorato le procedure obbligatorie di contestazione previste dalla Sezione 7D, che impongono al governo di indicare motivi specifici come minacce alla sicurezza prima di revocare lo status OCI, sollevando timori che avvisi simili possano essere usati contro altri espatriati impegnati in attività di attivismo. Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio è chiaro: lo status OCI non è una protezione assoluta. I datori di lavoro di talenti stranieri dovrebbero monitorare la partecipazione del personale a manifestazioni pubbliche e assicurarsi che le verifiche di polizia siano aggiornate. Gli esperti legali consigliano ai cittadini stranieri di ottenere conferme di conformità ogni volta che aggiornano i dati di registrazione FRRO o cambiano ruolo lavorativo. Se il tribunale sospenderà o annullerà l’avviso, potrebbe creare un precedente rafforzando le garanzie procedurali per i residenti stranieri a lungo termine. Al contrario, una sentenza sfavorevole potrebbe incoraggiare le autorità a emettere più rapidamente ordini di “lascia l’India”, compromettendo la continuità dei progetti per le aziende che impiegano titolari di OCI.
Fonte: Bollywood Hungama
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