
In un’intervista televisiva del 21 ottobre 2026, il leader turco-cipriota Tufan Erhurman ha respinto pubblicamente la proposta del presidente Christodoulides di mettere sotto amministrazione temporanea ONU la località recintata di Varosha, in cambio dell’apertura del porto di Famagosta a un commercio diretto sotto supervisione UE. Erhurman ha sostenuto che il pacchetto non garantisce un accesso reale ai mercati UE per il nord, sottolineando che il Regolamento UE sul Commercio Diretto resterebbe in sospeso anche se il porto fosse gestito dall’ONU o dall’UE. «Perché scambiare Varosha con qualcosa che non solleva il nostro isolamento commerciale?» ha chiesto, definendo l’idea una versione rivisitata di un piano del 2006 già bocciato da entrambe le comunità. Il rifiuto riduce le speranze di misure rapide per costruire fiducia e facilitare la mobilità tra le persone. L’apertura di Varosha avrebbe permesso ai proprietari greco-ciprioti sfollati di visitare e potenzialmente reinsediarsi, mentre un porto di Famagosta collegato all’UE avrebbe legalizzato i servizi di traghetti e merci, riducendo la dipendenza del nord da porti e compagnie turche. Per le imprese, il blocco attuale significa che restano in vigore le restrizioni: le navi che attraccano nei porti del nord sono ancora vietate nei porti UE sotto controllo della Repubblica di Cipro, e Varosha rimane off-limits salvo per limitate pattuglie ONU. Le multinazionali interessate a un mercato cipriota unificato devono quindi continuare a operare con entità legali separate per nord e sud. Gli osservatori diplomatici affermano che questo passo indietro rafforza la necessità di progressi graduali — come l’apertura di nuovi valichi lungo la Linea Verde — prima che schemi di mobilità più ambiziosi possano prendere piede.
Fonte: KNEWS