
Il governo laburista del Regno Unito ha iniziato a studiare discretamente il sistema di asilo danese, molto pubblicizzato, basato sulla “protezione temporanea prima di tutto”, mentre si prepara al prossimo ciclo di legislazione sull’immigrazione. Secondo fonti confermate all’Economic Times, la ministra dell’Interno Shabana Mahmood ha inviato alti funzionari del Home Office a Copenaghen per analizzare come la Danimarca limiti la maggior parte dei rifugiati a una residenza a breve termine, imponga regole rigorose per il ricongiungimento familiare e richieda ai beneficiari di rimborsare parte dei costi di alloggio.
La missione esplorativa arriva dopo una settimana di dati poco incoraggianti: la migrazione netta provvisoria per il 2025 è in aumento del 12% rispetto all’anno precedente, e sono ripresi gli arrivi via mare dopo una quindicina di giorni di maltempo. I ministri ritengono che adottare alcuni elementi del modello danese — come requisiti linguistici più severi, controlli più rigorosi sui precedenti penali e la possibilità di trasferire i richiedenti in strutture remote — potrebbe aiutare a mantenere la promessa del Labour di “controllare e ridurre con umanità” la migrazione senza violare il diritto internazionale.
Le imprese hanno accolto la notizia con cautela. I datori di lavoro che dipendono da lavoratori meno qualificati provenienti dall’UE o dal settore assistenziale temono che lo status temporaneo e le clausole di rimborso possano scoraggiare i candidati, proprio mentre aumentano le soglie salariali e i costi per le competenze. Anche le multinazionali con programmi di mobilità interna per laureati temono che limitare nel tempo lo status di protezione possa aggiungere ulteriori oneri amministrativi ai team HR, già impegnati con l’espansione del regime di Autorizzazione Elettronica di Viaggio (ETA) prevista per aprile 2025.
Gli esperti legali sottolineano che l’approccio danese si basa su un’eccezione negoziata alle regole europee sull’asilo; trasferirlo integralmente potrebbe quindi richiedere al Regno Unito di rinegoziare parti dell’Accordo di Commercio e Cooperazione e della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Si apprende che Mahmood stia commissionando pareri sulla compatibilità con il Human Rights Act britannico e sulla possibilità che un nuovo test di idoneità — che sostituisce l’ormai criticato “motivo di rifiuto” — possa supportare le decisioni di protezione temporanea.
Per i responsabili della mobilità globale il messaggio è chiaro: anche se non è stata ancora pubblicata una politica formale, il Labour sta segnalando un cambio deciso verso controlli migratori più condizionati, in stile scandinavo. Le aziende dovrebbero preparare scenari in cui i dipendenti sponsorizzati potrebbero dover affrontare test di inglese più severi, finestre di lavoro post-studio più brevi e possibili obblighi di rimborso in caso di richiesta di permesso umanitario di soggiorno.
La missione esplorativa arriva dopo una settimana di dati poco incoraggianti: la migrazione netta provvisoria per il 2025 è in aumento del 12% rispetto all’anno precedente, e sono ripresi gli arrivi via mare dopo una quindicina di giorni di maltempo. I ministri ritengono che adottare alcuni elementi del modello danese — come requisiti linguistici più severi, controlli più rigorosi sui precedenti penali e la possibilità di trasferire i richiedenti in strutture remote — potrebbe aiutare a mantenere la promessa del Labour di “controllare e ridurre con umanità” la migrazione senza violare il diritto internazionale.
Le imprese hanno accolto la notizia con cautela. I datori di lavoro che dipendono da lavoratori meno qualificati provenienti dall’UE o dal settore assistenziale temono che lo status temporaneo e le clausole di rimborso possano scoraggiare i candidati, proprio mentre aumentano le soglie salariali e i costi per le competenze. Anche le multinazionali con programmi di mobilità interna per laureati temono che limitare nel tempo lo status di protezione possa aggiungere ulteriori oneri amministrativi ai team HR, già impegnati con l’espansione del regime di Autorizzazione Elettronica di Viaggio (ETA) prevista per aprile 2025.
Gli esperti legali sottolineano che l’approccio danese si basa su un’eccezione negoziata alle regole europee sull’asilo; trasferirlo integralmente potrebbe quindi richiedere al Regno Unito di rinegoziare parti dell’Accordo di Commercio e Cooperazione e della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Si apprende che Mahmood stia commissionando pareri sulla compatibilità con il Human Rights Act britannico e sulla possibilità che un nuovo test di idoneità — che sostituisce l’ormai criticato “motivo di rifiuto” — possa supportare le decisioni di protezione temporanea.
Per i responsabili della mobilità globale il messaggio è chiaro: anche se non è stata ancora pubblicata una politica formale, il Labour sta segnalando un cambio deciso verso controlli migratori più condizionati, in stile scandinavo. Le aziende dovrebbero preparare scenari in cui i dipendenti sponsorizzati potrebbero dover affrontare test di inglese più severi, finestre di lavoro post-studio più brevi e possibili obblighi di rimborso in caso di richiesta di permesso umanitario di soggiorno.
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