
Dopo settimane di pressioni diplomatiche da parte del primo ministro britannico Keir Starmer, il governo francese è pronto ad autorizzare interventi marittimi contro le imbarcazioni gonfiabili vuote, soprannominate “taxi boat”, prima che raccolgano migranti sulle spiagge settentrionali diretti verso la Gran Bretagna. Il piano, riportato il 28 novembre, consentirebbe alle forze di sicurezza francesi di trainare o disabilitare le imbarcazioni entro 300 metri dalla costa, evitando teoricamente scontri diretti con i passeggeri e interrompendo le reti di contrabbando.
Parigi impiega già 800 gendarmi e poliziotti lungo la costa Calais-Dunkerque, ma finora nel 2025 quasi 40.000 persone sono arrivate nel Regno Unito su piccole imbarcazioni. Il finanziamento britannico — 480 milioni di sterline in tre anni — sostiene pattugliamenti costieri, sorveglianza aerea e centri di accoglienza. Il nuovo governo laburista di Starmer ha collegato i futuri pagamenti a una “deterrenza concreta”, spingendo i funzionari francesi a valutare tattiche più aggressive.
Le ONG hanno subito criticato la proposta, avvertendo che la confisca delle barche in mare potrebbe costringere i migranti a traversate notturne ancora più pericolose o a percorsi più lunghi via Belgio e Paesi Bassi. I gruppi legali stanno valutando ricorsi giudiziari sostenendo che la strategia potrebbe violare il diritto di chiedere asilo.
Per le aziende, la posta in gioco è sia reputazionale che operativa. Le società di logistica che movimentano merci attraverso l’Eurotunnel temono che i controlli possano scatenare blocchi di protesta simili a quelli del 2016, quando le code di camion si estendevano per 30 chilometri. Le imprese sono invitate a monitorare gli avvisi sul traffico e a considerare possibili ritardi nelle catene di approvvigionamento just-in-time.
La misura deve ancora ricevere l’approvazione del governo, ma potrebbe essere attuata con un decreto esecutivo prima della stagione di punta del 2026. Gli osservatori sottolineano che la Francia continua a rinnovare ogni sei mesi i controlli interni alle frontiere Schengen, citando le stesse pressioni migratorie che ora influenzano la politica nel Canale della Manica.
Parigi impiega già 800 gendarmi e poliziotti lungo la costa Calais-Dunkerque, ma finora nel 2025 quasi 40.000 persone sono arrivate nel Regno Unito su piccole imbarcazioni. Il finanziamento britannico — 480 milioni di sterline in tre anni — sostiene pattugliamenti costieri, sorveglianza aerea e centri di accoglienza. Il nuovo governo laburista di Starmer ha collegato i futuri pagamenti a una “deterrenza concreta”, spingendo i funzionari francesi a valutare tattiche più aggressive.
Le ONG hanno subito criticato la proposta, avvertendo che la confisca delle barche in mare potrebbe costringere i migranti a traversate notturne ancora più pericolose o a percorsi più lunghi via Belgio e Paesi Bassi. I gruppi legali stanno valutando ricorsi giudiziari sostenendo che la strategia potrebbe violare il diritto di chiedere asilo.
Per le aziende, la posta in gioco è sia reputazionale che operativa. Le società di logistica che movimentano merci attraverso l’Eurotunnel temono che i controlli possano scatenare blocchi di protesta simili a quelli del 2016, quando le code di camion si estendevano per 30 chilometri. Le imprese sono invitate a monitorare gli avvisi sul traffico e a considerare possibili ritardi nelle catene di approvvigionamento just-in-time.
La misura deve ancora ricevere l’approvazione del governo, ma potrebbe essere attuata con un decreto esecutivo prima della stagione di punta del 2026. Gli osservatori sottolineano che la Francia continua a rinnovare ogni sei mesi i controlli interni alle frontiere Schengen, citando le stesse pressioni migratorie che ora influenzano la politica nel Canale della Manica.
Fonte: The Guardian
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