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Organizzazioni per i diritti umani lanciano l’allarme sulla spinta del Regno Unito a indebolire le tutele contro le deportazioni previste dalla CEDU

dic 9, 2025
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Organizzazioni per i diritti umani lanciano l’allarme sulla spinta del Regno Unito a indebolire le tutele contro le deportazioni previste dalla CEDU
Le organizzazioni per i diritti umani hanno reagito con preoccupazione alle notizie secondo cui il Segretario alla Giustizia David Lammy, durante un vertice del Consiglio d’Europa questa settimana, sosterrà un’interpretazione più restrittiva dell’Articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). L’Articolo 3 vieta la tortura e i trattamenti inumani o degradanti e da decenni rappresenta un baluardo legale che impedisce al Regno Unito di rimpatriare persone verso paesi dove rischiano gravi danni.

Secondo alcune indiscrezioni trapelate al Guardian, i ministri intendono chiedere ai tribunali britannici di applicare una soglia probatoria più alta prima di bloccare i rimpatri basandosi sull’Articolo 3 e di limitare l’uso dell’Articolo 8 (diritto alla vita familiare) nei ricorsi sull’immigrazione. Questa mossa fa parte di un piano più ampio del Ministero dell’Interno per accelerare le espulsioni di cittadini stranieri con precedenti penali e richiedenti asilo respinti, in vista delle elezioni generali del 2026.

Organizzazioni per i diritti umani lanciano l’allarme sulla spinta del Regno Unito a indebolire le tutele contro le deportazioni previste dalla CEDU


Attivisti di Amnesty UK, Liberty e Freedom from Torture avvertono che anche una parziale riduzione dell’Articolo 3 comprometterebbe un pilastro fondamentale del diritto internazionale dei diritti umani e potrebbe innescare restrizioni simili in altri paesi. Sottolineano inoltre l’impatto pratico sulla mobilità globale: le aziende che trasferiscono personale nel Regno Unito tramite percorsi intra-aziendali si affidano a un quadro giuridico prevedibile per i familiari a carico e le emergenze umanitarie; l’incertezza sui criteri di espulsione potrebbe scoraggiare i talenti.

Gli esperti legali precisano che il Regno Unito non propone di uscire dalla CEDU, ma di sostenere una “guida interpretativa” che concederebbe alle autorità nazionali maggiore discrezionalità. Qualsiasi modifica richiederebbe comunque l’approvazione parlamentare e potrebbe essere impugnata a Strasburgo. Tuttavia, i recruiter segnalano che i titoli sui media riguardo a una “linea più dura” stanno già influenzando l’immagine del Regno Unito, con alcune multinazionali che riferiscono domande da parte dei dipendenti trasferiti sulle prospettive di residenza a lungo termine.

Per i team di mobilità e compliance, il punto di attenzione immediato è monitorare la consultazione prevista per l’inizio del 2026. Se il governo procederà, i datori di lavoro potrebbero dover aggiornare i protocolli di gestione delle crisi per i dipendenti che perdono lo status o che hanno richieste di ricongiungimento familiare in sospeso. I consulenti per l’immigrazione dovrebbero prepararsi a informare i dirigenti sui tempi e su come la nuova politica potrebbe interagire con il prossimo regime di “permesso di soggiorno a 10 anni” basato sui meriti.
Fonte: The Guardian

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