
Il Ministero dell'Interno francese ha confermato il 14 dicembre che, a partire dal 1° gennaio 2026, la maggior parte dei cittadini non appartenenti all'UE che desiderano soggiornare in Francia per più di un anno dovranno superare un nuovo “esame civico” gestito dallo Stato. La misura, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso luglio e ora nella fase finale di attuazione, riguarda i richiedenti per la prima volta della carta di soggiorno pluriennale quadriennale, della carta di soggiorno decennale e tutti i casi di naturalizzazione. Non sono interessati i titolari di visti per soggiorni brevi e gli studenti che rinnovano un permesso annuale.
L’esame è il fulcro della Legge sull’Immigrazione e l’Integrazione di gennaio 2024, che ha spostato la politica francese da colloqui discrezionali a criteri misurabili di conoscenza linguistica e civica. I candidati devono dimostrare una competenza orale in francese di livello A2 e rispondere a un test a scelta multipla di 30 domande su storia, valori e vita amministrativa francese. I moduli di formazione, offerti dall’Ufficio francese per l’Immigrazione e l’Integrazione (OFII), sono gratuiti ma obbligatori; test di prova online sono già disponibili su un nuovo portale ministeriale.
Le squadre di mobilità aziendale dovranno affrontare conseguenze pratiche. Mentre il rinnovo dei permessi pluriennali esistenti resterà in gran parte automatico, i trasferimenti e le nuove assunzioni a partire dal 1° gennaio 2026 dovranno prenotare l’esame civico con largo anticipo: gli attuali ritardi nelle prefetture significano che a Parigi e Lione le date disponibili per il test possono già arrivare a tre mesi di attesa. I datori di lavoro che sponsorizzano trasferimenti “Passeport Talent” o titolari di Blue Card UE dovranno prevedere tempi supplementari nei calendari di trasferimento e avvisare i dipendenti che il mancato superamento dell’esame potrebbe compromettere i visti per il ricongiungimento familiare.
Gli avvocati specializzati in immigrazione sottolineano che la novità allinea la Francia a paesi vicini come Germania e Paesi Bassi, che richiedono anch’essi test linguistici e civici per lo status a lungo termine. Tuttavia, i critici temono che ciò possa prolungare l’incertezza amministrativa per circa tre milioni di residenti stranieri attualmente in possesso di documenti temporanei. Le ONG chiedono un aumento del budget affinché le prefetture possano erogare gli esami su tutto il territorio, evitando di concentrare le risorse solo nelle grandi città. Il Ministero dell’Interno ha annunciato un finanziamento aggiuntivo di 18 milioni di euro per il 2026.
Per le aziende globali, il messaggio è chiaro: tutto il personale con assegnazioni superiori a un anno che non ha ancora presentato la domanda per il primo permesso pluriennale dovrebbe farlo entro il 31 dicembre 2025, quando saranno ancora in vigore le regole meno restrittive. I team HR dovranno inoltre verificare il personale straniero a lungo termine, individuare chi dovrà affrontare il nuovo esame nel 2026 e prevedere budget per tempo di studio retribuito o corsi di lingua, se necessario.
L’esame è il fulcro della Legge sull’Immigrazione e l’Integrazione di gennaio 2024, che ha spostato la politica francese da colloqui discrezionali a criteri misurabili di conoscenza linguistica e civica. I candidati devono dimostrare una competenza orale in francese di livello A2 e rispondere a un test a scelta multipla di 30 domande su storia, valori e vita amministrativa francese. I moduli di formazione, offerti dall’Ufficio francese per l’Immigrazione e l’Integrazione (OFII), sono gratuiti ma obbligatori; test di prova online sono già disponibili su un nuovo portale ministeriale.
Le squadre di mobilità aziendale dovranno affrontare conseguenze pratiche. Mentre il rinnovo dei permessi pluriennali esistenti resterà in gran parte automatico, i trasferimenti e le nuove assunzioni a partire dal 1° gennaio 2026 dovranno prenotare l’esame civico con largo anticipo: gli attuali ritardi nelle prefetture significano che a Parigi e Lione le date disponibili per il test possono già arrivare a tre mesi di attesa. I datori di lavoro che sponsorizzano trasferimenti “Passeport Talent” o titolari di Blue Card UE dovranno prevedere tempi supplementari nei calendari di trasferimento e avvisare i dipendenti che il mancato superamento dell’esame potrebbe compromettere i visti per il ricongiungimento familiare.
Gli avvocati specializzati in immigrazione sottolineano che la novità allinea la Francia a paesi vicini come Germania e Paesi Bassi, che richiedono anch’essi test linguistici e civici per lo status a lungo termine. Tuttavia, i critici temono che ciò possa prolungare l’incertezza amministrativa per circa tre milioni di residenti stranieri attualmente in possesso di documenti temporanei. Le ONG chiedono un aumento del budget affinché le prefetture possano erogare gli esami su tutto il territorio, evitando di concentrare le risorse solo nelle grandi città. Il Ministero dell’Interno ha annunciato un finanziamento aggiuntivo di 18 milioni di euro per il 2026.
Per le aziende globali, il messaggio è chiaro: tutto il personale con assegnazioni superiori a un anno che non ha ancora presentato la domanda per il primo permesso pluriennale dovrebbe farlo entro il 31 dicembre 2025, quando saranno ancora in vigore le regole meno restrittive. I team HR dovranno inoltre verificare il personale straniero a lungo termine, individuare chi dovrà affrontare il nuovo esame nel 2026 e prevedere budget per tempo di studio retribuito o corsi di lingua, se necessario.
Fonte: Medi1 News
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