
Nuovi dati pubblicati il 23 dicembre rivelano che la Francia ha approvato solo 11.012 “admissions exceptionnelles au séjour” (AES) tra gennaio e settembre 2025, in calo rispetto alle 19.001 dell’anno precedente, con una diminuzione del 42%. Il calo segue la “Circolare Retailleau” di gennaio, che ha esteso i requisiti di residenza per i migranti irregolari da cinque a sette anni e ha introdotto test obbligatori di lingua francese.
Le regolarizzazioni legate al mercato del lavoro sono state le più colpite: sono stati rilasciati solo 702 permessi a livello nazionale nel nuovo percorso dedicato alla carenza di lavoratori, una misura inizialmente presentata come una via rapida per addetti alle pulizie, assistenti e personale di cucina. I prefetti ora devono emettere automaticamente un’Obligation de Quitter le Territoire Français (OQTF) in caso di rifiuto di una richiesta AES, aumentando i rischi legali per i richiedenti e i loro datori di lavoro.
Per le multinazionali, le regole più rigide aumentano i rischi di non conformità. Assumere subappaltatori senza status legale comprovato comporta ora multe fino a 18.750 euro, secondo le modifiche al CESEDA. I dipartimenti HR devono quindi rafforzare i controlli sul diritto al lavoro, allungare i tempi per le modifiche interne dello status e prevedere budget per eventuali ricorsi.
I sindacati sostengono che la politica scoraggia i migranti idonei dal farsi avanti e peggiorerà la carenza di manodopera nei settori dell’ospitalità e della logistica. Il Ministero dell’Interno replica che l’armonizzazione delle pratiche tra le prefetture ristabilisce la “fiducia pubblica” nel sistema. Una revisione parlamentare è prevista per marzo 2026, mentre le lobby imprenditoriali spingono già per tempi più chiari a livello nazionale.
Gli avvocati specializzati in immigrazione consigliano di presentare dossier ben documentati prima di eventuali ulteriori restrizioni in primavera, sottolineando che alcune prefetture accettano ancora appuntamenti prenotati secondo i vecchi criteri se le prove risalgono a prima del 1° gennaio 2025.
Le regolarizzazioni legate al mercato del lavoro sono state le più colpite: sono stati rilasciati solo 702 permessi a livello nazionale nel nuovo percorso dedicato alla carenza di lavoratori, una misura inizialmente presentata come una via rapida per addetti alle pulizie, assistenti e personale di cucina. I prefetti ora devono emettere automaticamente un’Obligation de Quitter le Territoire Français (OQTF) in caso di rifiuto di una richiesta AES, aumentando i rischi legali per i richiedenti e i loro datori di lavoro.
Per le multinazionali, le regole più rigide aumentano i rischi di non conformità. Assumere subappaltatori senza status legale comprovato comporta ora multe fino a 18.750 euro, secondo le modifiche al CESEDA. I dipartimenti HR devono quindi rafforzare i controlli sul diritto al lavoro, allungare i tempi per le modifiche interne dello status e prevedere budget per eventuali ricorsi.
I sindacati sostengono che la politica scoraggia i migranti idonei dal farsi avanti e peggiorerà la carenza di manodopera nei settori dell’ospitalità e della logistica. Il Ministero dell’Interno replica che l’armonizzazione delle pratiche tra le prefetture ristabilisce la “fiducia pubblica” nel sistema. Una revisione parlamentare è prevista per marzo 2026, mentre le lobby imprenditoriali spingono già per tempi più chiari a livello nazionale.
Gli avvocati specializzati in immigrazione consigliano di presentare dossier ben documentati prima di eventuali ulteriori restrizioni in primavera, sottolineando che alcune prefetture accettano ancora appuntamenti prenotati secondo i vecchi criteri se le prove risalgono a prima del 1° gennaio 2025.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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