
Il Ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Herrmann, ha presentato i dati migratori di fine anno che evidenziano un cambiamento drastico nella politica: nel 2025, 19.413 migranti hanno lasciato lo stato, mentre sono arrivati solo circa 13.850 nuovi richiedenti asilo, con un saldo netto di 5.500 persone in uscita. Le espulsioni forzate sono aumentate del 21% raggiungendo quota 3.649, mentre le partenze volontarie sono cresciute di quasi il 7%.
Il calo viene attribuito a misure federali più rigide introdotte la scorsa primavera, tra cui controlli di frontiera rafforzati al confine con l’Austria e procedure d’asilo accelerate, oltre all’impegno della Baviera nel rimpatriare criminali condannati e i cosiddetti ‘Gefährder’ (minacce alla sicurezza). Quattro detenuti sono stati rimpatriati in Afghanistan dopo che Berlino ha ripreso silenziosamente le espulsioni verso quel paese a dicembre.
Per i datori di lavoro che dipendono da talenti stranieri, i numeri rappresentano un segnale ambivalente. Se da un lato la diminuzione degli arrivi irregolari allevia la pressione su alloggi e amministrazioni locali, gli esperti del mercato del lavoro avvertono che una deterrenza generalizzata si scontra con la grave carenza di competenze in Germania. La camera di commercio DIHK stima 1,9 milioni di posti vacanti a livello nazionale.
Le aziende che sponsorizzano visti di lavoro devono quindi assicurarsi di rispettare tempestivamente il nuovo “dovere di informazione del datore di lavoro” previsto dagli articoli 45b/c della Legge sulla residenza (in vigore dal 1° gennaio 2026) e distinguere chiaramente tra i canali di migrazione qualificata e le vie d’asilo nelle comunicazioni con i dipendenti.
Sul piano politico, i dati alimenteranno il dibattito nazionale in vista delle elezioni regionali di marzo in Baden-Württemberg e Sassonia-Anhalt, dove i partiti di opposizione chiedono misure simili di repressione.
Il calo viene attribuito a misure federali più rigide introdotte la scorsa primavera, tra cui controlli di frontiera rafforzati al confine con l’Austria e procedure d’asilo accelerate, oltre all’impegno della Baviera nel rimpatriare criminali condannati e i cosiddetti ‘Gefährder’ (minacce alla sicurezza). Quattro detenuti sono stati rimpatriati in Afghanistan dopo che Berlino ha ripreso silenziosamente le espulsioni verso quel paese a dicembre.
Per i datori di lavoro che dipendono da talenti stranieri, i numeri rappresentano un segnale ambivalente. Se da un lato la diminuzione degli arrivi irregolari allevia la pressione su alloggi e amministrazioni locali, gli esperti del mercato del lavoro avvertono che una deterrenza generalizzata si scontra con la grave carenza di competenze in Germania. La camera di commercio DIHK stima 1,9 milioni di posti vacanti a livello nazionale.
Le aziende che sponsorizzano visti di lavoro devono quindi assicurarsi di rispettare tempestivamente il nuovo “dovere di informazione del datore di lavoro” previsto dagli articoli 45b/c della Legge sulla residenza (in vigore dal 1° gennaio 2026) e distinguere chiaramente tra i canali di migrazione qualificata e le vie d’asilo nelle comunicazioni con i dipendenti.
Sul piano politico, i dati alimenteranno il dibattito nazionale in vista delle elezioni regionali di marzo in Baden-Württemberg e Sassonia-Anhalt, dove i partiti di opposizione chiedono misure simili di repressione.
Fonte: Welt
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