
Il Ministero dell'Interno francese ha pubblicato dati provvisori sull'immigrazione che mostrano come nel 2025 siano stati rilasciati 379.450 permessi di soggiorno per la prima volta a cittadini extra-UE, con un aumento dell'11% rispetto all'anno precedente. Di questi, 118.000 permessi (31%) sono stati concessi a studenti internazionali e, includendo i familiari entrati con visti per studio, gli studenti rappresentano ora oltre il 50% di tutti i nuovi arrivi.
Questi numeri confermano un cambiamento strutturale iniziato durante la pandemia: la Francia punta sull’istruzione superiore per rafforzare la propria influenza culturale e attrarre talenti. I programmi di borse di studio Campus France, le procedure di visto semplificate per mercati prioritari come l’India e l’ampliamento dei corsi di laurea magistrale in inglese hanno reso le università francesi un polo di attrazione per studenti internazionali. Nel 2025, i principali paesi di provenienza sono stati Cina, Stati Uniti e Camerun, con una crescita significativa anche dall’Africa francofona.
L’immigrazione per motivi di lavoro presenta invece un quadro più complesso. Le migrazioni professionali sono diminuite del 13%, con 51.190 permessi rilasciati, mentre i permessi “Passeport Talent” sono aumentati del 4,4%. I datori di lavoro nei settori tecnologico e sanitario segnalano ancora difficoltà legate alle liste di carenza di manodopera e alle quote di assunzione locale, ma il Ministero dell’Interno assicura che i nuovi portali digitali ridurranno la burocrazia nel 2026. Parallelamente, le ammissioni umanitarie sono cresciute del 65%, raggiungendo 92.000, trainate da afghani, ucraini e haitiani con status di rifugiati o protezione sussidiaria. Anche le espulsioni sono aumentate del 16%, arrivando a 25.000, in un contesto di controlli più severi.
Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio principale è duplice. Innanzitutto, le aziende che pianificano reclutamenti intra-UE o diretti in Francia devono prepararsi a una forte competizione per posti universitari, alloggi e tirocini. In secondo luogo, sebbene la Francia resti aperta ai lavoratori altamente qualificati, i volumi di permessi di lavoro standard sono in calo, quindi i team HR dovranno fare maggiore affidamento sulle categorie Passeport Talent (ICT, Carta Blu UE, ricercatori, dipendenti di aziende innovative) e prepararsi a giustificare i requisiti salariali e di competenze.
Guardando al futuro, il governo ha anticipato possibili aumenti delle tariffe nella Legge Finanziaria 2026 e introdurrà dal 1° marzo 2026 un “esame civico” obbligatorio per i migranti con soggiorno di lunga durata. Le multinazionali dovranno quindi prevedere costi di conformità più elevati e consigliare ai trasferiti di prenotare con anticipo corsi di lingua e integrazione civica per evitare ritardi nel rilascio dei permessi di soggiorno.
Questi numeri confermano un cambiamento strutturale iniziato durante la pandemia: la Francia punta sull’istruzione superiore per rafforzare la propria influenza culturale e attrarre talenti. I programmi di borse di studio Campus France, le procedure di visto semplificate per mercati prioritari come l’India e l’ampliamento dei corsi di laurea magistrale in inglese hanno reso le università francesi un polo di attrazione per studenti internazionali. Nel 2025, i principali paesi di provenienza sono stati Cina, Stati Uniti e Camerun, con una crescita significativa anche dall’Africa francofona.
L’immigrazione per motivi di lavoro presenta invece un quadro più complesso. Le migrazioni professionali sono diminuite del 13%, con 51.190 permessi rilasciati, mentre i permessi “Passeport Talent” sono aumentati del 4,4%. I datori di lavoro nei settori tecnologico e sanitario segnalano ancora difficoltà legate alle liste di carenza di manodopera e alle quote di assunzione locale, ma il Ministero dell’Interno assicura che i nuovi portali digitali ridurranno la burocrazia nel 2026. Parallelamente, le ammissioni umanitarie sono cresciute del 65%, raggiungendo 92.000, trainate da afghani, ucraini e haitiani con status di rifugiati o protezione sussidiaria. Anche le espulsioni sono aumentate del 16%, arrivando a 25.000, in un contesto di controlli più severi.
Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio principale è duplice. Innanzitutto, le aziende che pianificano reclutamenti intra-UE o diretti in Francia devono prepararsi a una forte competizione per posti universitari, alloggi e tirocini. In secondo luogo, sebbene la Francia resti aperta ai lavoratori altamente qualificati, i volumi di permessi di lavoro standard sono in calo, quindi i team HR dovranno fare maggiore affidamento sulle categorie Passeport Talent (ICT, Carta Blu UE, ricercatori, dipendenti di aziende innovative) e prepararsi a giustificare i requisiti salariali e di competenze.
Guardando al futuro, il governo ha anticipato possibili aumenti delle tariffe nella Legge Finanziaria 2026 e introdurrà dal 1° marzo 2026 un “esame civico” obbligatorio per i migranti con soggiorno di lunga durata. Le multinazionali dovranno quindi prevedere costi di conformità più elevati e consigliare ai trasferiti di prenotare con anticipo corsi di lingua e integrazione civica per evitare ritardi nel rilascio dei permessi di soggiorno.
Fonte: The Economic Times
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