
Durante una seduta serale dell’8 marzo 2026, la Commissione Lavoro e Politiche Sociali del Sejm ha esaminato una modifica alla legge polacca sugli stranieri che consentirebbe ai ministri dell’Interno, del Lavoro e dell’Economia di fissare congiuntamente limiti annuali ai permessi di soggiorno temporanei per dirigenti e specialisti non UE trasferiti all’interno di multinazionali. Attualmente, le autorizzazioni vengono concesse dalle voivodìe caso per caso, senza un tetto nazionale. I sostenitori della modifica la definiscono una “valvola di sicurezza” in caso di peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro, pur rispettando gli impegni europei sulla mobilità. I critici, tra cui diversi deputati dell’opposizione e la confederazione degli imprenditori Lewiatan, avvertono che limiti arbitrari potrebbero scoraggiare gli investimenti esteri e compromettere i centri servizi regionali che dipendono da trasferimenti rapidi. Se approvata, la norma imporrebbe ai tre ministri di pubblicare ogni novembre una quota per l’anno successivo, dopo aver consultato il Consiglio del Dialogo Sociale. Le aziende dovranno presentare in anticipo le domande di trasferimento intra-aziendale (ICT) per assicurarsi un posto, e i numeri non utilizzati potranno essere trasferiti solo per un trimestre. Il progetto introduce inoltre un rinnovo rapido degli ICT fino a due anni, ma solo entro la quota stabilita. I responsabili della mobilità globale dovrebbero quindi pianificare fin da ora i trasferimenti previsti per il 2027 e preparare dossier di giustificazione che evidenzino benefici economici e piani di formazione per il personale locale. I consulenti per l’immigrazione prevedono che Varsavia e Cracovia, che ospitano la maggior parte degli ICT, saranno le città con la competizione più accesa per le quote. La commissione prevede una seconda lettura prima di Pasqua, lasciando poco tempo alle multinazionali per fare lobbying su esenzioni settoriali. Gli osservatori sottolineano che, se verrà esercitato questo potere di quota, la Polonia si unirà a Germania e Francia nell’imporre limiti nazionali agli ICT, segno di un inasprimento delle politiche migratorie del lavoro in tutta l’UE.
Fonte: VideoParlament
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