
Dopo quasi quattro anni, la Polonia sta progressivamente eliminando le misure straordinarie introdotte all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Il 23 febbraio 2026 la Cancelleria Presidenziale ha confermato che il Presidente Karol Nawrocki ha firmato una legge che abroga la “Legge Speciale sull’Assistenza ai Cittadini Ucraini” del 2022 e modifica la normativa sugli stranieri. Con la scadenza della Legge Speciale prevista per il 5 marzo 2026, gli ucraini continueranno a beneficiare della Direttiva UE sulla Protezione Temporanea, ma spariranno i privilegi esclusivi polacchi che garantivano un accesso quasi senza ostacoli al mercato del lavoro, ai sussidi e all’istruzione.
La nuova legge estende il diritto di soggiorno legale fino al 4 marzo 2027 e assicura l’accesso alla protezione temporanea, ma ora sarà subordinato alla registrazione nel registro della popolazione PESEL entro 30 giorni dall’arrivo in Polonia. I rifugiati che non si registreranno saranno considerati rinunciatari alla protezione, una misura pensata per limitare il cosiddetto “doppio beneficio” tra gli Stati UE. I diritti sanitari saranno equiparati a quelli dei cittadini polacchi non assicurati, con eccezioni per bambini, donne in gravidanza e vittime di violenza.
I sussidi educativi speciali e le regole semplificate per l’assunzione di assistenti interculturali nelle scuole termineranno alla fine dell’anno scolastico in corso, mentre le norme preferenziali per l’apertura di imprese alle stesse condizioni dei cittadini polacchi saranno abolite completamente. Varsavia sostiene che queste modifiche creano “un sistema coerente per tutti gli stranieri” e tutelano il mercato del lavoro interno, in un momento in cui la disoccupazione è salita al 5,7%.
Le associazioni imprenditoriali accolgono positivamente la creazione di un quadro unico, ma avvertono che i datori di lavoro dovranno affrontare costi aggiuntivi per la conformità, soprattutto dove le procedure di notifica del lavoro precedentemente esenti dovranno ora essere sostituite da vere e proprie richieste di permesso di lavoro.
Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio è chiaro: gli ucraini già presenti in Polonia manterranno il diritto di soggiorno, ma ogni cambio di datore di lavoro o ruolo dopo il 5 marzo attiverà il normale iter per il permesso di lavoro polacco, inclusa la verifica del mercato del lavoro in alcune regioni. Le aziende dovrebbero quindi verificare i propri flussi di talenti ucraini, assicurarsi che i numeri PESEL siano registrati e prepararsi ad aggiornare i contratti di lavoro prima della scadenza del periodo di transizione.
Questo cambio di rotta legislativo lancia anche un segnale a livello regionale. Paesi vicini come Slovacchia e Romania hanno infatti lasciato intendere che potrebbero seguire l’esempio della Polonia, sostituendo i programmi nazionali con il quadro UE di base, restringendo così un mosaico di regole su cui molti recruiter avevano fatto affidamento. I team di mobilità devono quindi prepararsi a una più rapida convergenza delle norme e a una riduzione delle deroghe nazionali nell’Europa Centrale nel 2026.
La nuova legge estende il diritto di soggiorno legale fino al 4 marzo 2027 e assicura l’accesso alla protezione temporanea, ma ora sarà subordinato alla registrazione nel registro della popolazione PESEL entro 30 giorni dall’arrivo in Polonia. I rifugiati che non si registreranno saranno considerati rinunciatari alla protezione, una misura pensata per limitare il cosiddetto “doppio beneficio” tra gli Stati UE. I diritti sanitari saranno equiparati a quelli dei cittadini polacchi non assicurati, con eccezioni per bambini, donne in gravidanza e vittime di violenza.
I sussidi educativi speciali e le regole semplificate per l’assunzione di assistenti interculturali nelle scuole termineranno alla fine dell’anno scolastico in corso, mentre le norme preferenziali per l’apertura di imprese alle stesse condizioni dei cittadini polacchi saranno abolite completamente. Varsavia sostiene che queste modifiche creano “un sistema coerente per tutti gli stranieri” e tutelano il mercato del lavoro interno, in un momento in cui la disoccupazione è salita al 5,7%.
Le associazioni imprenditoriali accolgono positivamente la creazione di un quadro unico, ma avvertono che i datori di lavoro dovranno affrontare costi aggiuntivi per la conformità, soprattutto dove le procedure di notifica del lavoro precedentemente esenti dovranno ora essere sostituite da vere e proprie richieste di permesso di lavoro.
Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio è chiaro: gli ucraini già presenti in Polonia manterranno il diritto di soggiorno, ma ogni cambio di datore di lavoro o ruolo dopo il 5 marzo attiverà il normale iter per il permesso di lavoro polacco, inclusa la verifica del mercato del lavoro in alcune regioni. Le aziende dovrebbero quindi verificare i propri flussi di talenti ucraini, assicurarsi che i numeri PESEL siano registrati e prepararsi ad aggiornare i contratti di lavoro prima della scadenza del periodo di transizione.
Questo cambio di rotta legislativo lancia anche un segnale a livello regionale. Paesi vicini come Slovacchia e Romania hanno infatti lasciato intendere che potrebbero seguire l’esempio della Polonia, sostituendo i programmi nazionali con il quadro UE di base, restringendo così un mosaico di regole su cui molti recruiter avevano fatto affidamento. I team di mobilità devono quindi prepararsi a una più rapida convergenza delle norme e a una riduzione delle deroghe nazionali nell’Europa Centrale nel 2026.
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