
La Legge Speciale d’Emergenza 2022, che regolava il soggiorno di milioni di ucraini sfollati in Polonia, è ufficialmente scaduta a mezzanotte del 4 marzo 2026. Da oggi, la base legale per la protezione e l’accesso ai benefici si trova nella Legge generale polacca sugli stranieri e nella Direttiva UE sulla protezione temporanea, prorogata fino al 4 marzo 2027. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha pubblicato una guida dettagliata in polacco e inglese che spiega cosa cambia – e cosa resta invariato – per i rifugiati e le loro comunità ospitanti in Polonia.
L’obbligo più immediato riguarda i nuovi arrivati: chiunque entri in Polonia dopo il 4 marzo 2026 ha 30 giorni di tempo per registrarsi e ottenere il numero PESEL-UKR presso il municipio locale. Il mancato adempimento mette a rischio il soggiorno legale, il supporto sociale e l’accesso al mercato del lavoro. Chi già possiede il PESEL-UKR mantiene il diritto di lavorare o avviare un’attività senza permessi aggiuntivi, ma chi è stato registrato tramite dichiarazione anziché passaporto deve presentare un documento di viaggio valido entro il 31 agosto 2026.
Cambiano anche i sussidi abitativi: l’alloggio collettivo gratuito sarà ora riservato a persone con disabilità, anziani (donne sopra i 60 anni, uomini sopra i 65), donne in gravidanza, genitori soli con neonati e altri gruppi vulnerabili. Gli altri dovranno rivolgersi al mercato privato degli affitti o alle abitazioni fornite dai datori di lavoro, seguendo le regole applicate ai cittadini di paesi terzi secondo la normativa sull’immigrazione ordinaria.
Per i datori di lavoro, il messaggio è stabilità nel breve termine ma più burocrazia nel medio termine. Il personale ucraino già in possesso del PESEL-UKR può continuare a lavorare, mentre i nuovi assunti dopo il 4 marzo devono rispettare il termine di registrazione di 30 giorni. Le aziende sono quindi invitate a verificare i fascicoli del personale, aggiornare le procedure di inserimento e prepararsi a eventuali richieste di permessi di lavoro una volta terminata la protezione temporanea UE nel 2027.
A livello politico, Varsavia sostiene che la fine della Legge Speciale allinea la Polonia al quadro standard UE, evitando una “dipendenza” da misure straordinarie di guerra. Le ONG, però, avvertono che i rifugiati più vulnerabili rischiano di rimanere esclusi se i comuni non saranno adeguatamente supportati per gestire l’aumento previsto delle domande di PESEL nelle prossime settimane.
L’obbligo più immediato riguarda i nuovi arrivati: chiunque entri in Polonia dopo il 4 marzo 2026 ha 30 giorni di tempo per registrarsi e ottenere il numero PESEL-UKR presso il municipio locale. Il mancato adempimento mette a rischio il soggiorno legale, il supporto sociale e l’accesso al mercato del lavoro. Chi già possiede il PESEL-UKR mantiene il diritto di lavorare o avviare un’attività senza permessi aggiuntivi, ma chi è stato registrato tramite dichiarazione anziché passaporto deve presentare un documento di viaggio valido entro il 31 agosto 2026.
Cambiano anche i sussidi abitativi: l’alloggio collettivo gratuito sarà ora riservato a persone con disabilità, anziani (donne sopra i 60 anni, uomini sopra i 65), donne in gravidanza, genitori soli con neonati e altri gruppi vulnerabili. Gli altri dovranno rivolgersi al mercato privato degli affitti o alle abitazioni fornite dai datori di lavoro, seguendo le regole applicate ai cittadini di paesi terzi secondo la normativa sull’immigrazione ordinaria.
Per i datori di lavoro, il messaggio è stabilità nel breve termine ma più burocrazia nel medio termine. Il personale ucraino già in possesso del PESEL-UKR può continuare a lavorare, mentre i nuovi assunti dopo il 4 marzo devono rispettare il termine di registrazione di 30 giorni. Le aziende sono quindi invitate a verificare i fascicoli del personale, aggiornare le procedure di inserimento e prepararsi a eventuali richieste di permessi di lavoro una volta terminata la protezione temporanea UE nel 2027.
A livello politico, Varsavia sostiene che la fine della Legge Speciale allinea la Polonia al quadro standard UE, evitando una “dipendenza” da misure straordinarie di guerra. Le ONG, però, avvertono che i rifugiati più vulnerabili rischiano di rimanere esclusi se i comuni non saranno adeguatamente supportati per gestire l’aumento previsto delle domande di PESEL nelle prossime settimane.
Fonte: UNHCR Poland
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