
Il Consiglio dei Ministri austriaco ha approvato formalmente un Accordo bilaterale di Partenariato sulla Mobilità con l’Uzbekistan, dotando Vienna di un nuovo strumento legale per accelerare il rimpatrio dei cittadini uzbeki privi di diritto legale a rimanere in Austria. Sebbene in linea di principio fossero già possibili le espulsioni verso l’Uzbekistan, le autorità austriache hanno spesso incontrato difficoltà nell’ottenere i documenti di viaggio sostitutivi necessari per eseguire gli ordini di allontanamento. Il nuovo accordo, ratificato l’8 aprile 2026, obbliga Tashkent a rilasciare documenti di laissez-passer d’emergenza entro scadenze concordate, ad accettare voli di rimpatrio charter o di linea e a collaborare sul transito dei rimpatriati provenienti da altri paesi terzi. In cambio, l’Austria si impegna a fornire supporto tecnico per i sistemi informatici di gestione delle frontiere uzbeki e a facilitare l’ottenimento di visti per funzionari uzbeki che partecipano a corsi di formazione in Austria. Per i datori di lavoro austriaci, l’accordo elimina un elemento di incertezza. Alcune aziende avevano esitato ad assumere lavoratori stagionali o per progetti uzbeki, temendo che il mancato rinnovo dei permessi potesse lasciarli in una situazione di stallo qualora il rimpatrio risultasse impossibile. Chiarendo le procedure di rimpatrio, il patto rassicura le imprese sul fatto che gli irregolari possano essere rimpatriati rapidamente e nel rispetto della legge, riducendo i rischi di non conformità. Parallelamente, il Ministero dell’Interno sottolinea che restano aperte le vie legali, come la Red-White-Red Card per lavoratori qualificati, ma che “l’immigrazione illegale deve essere azzerata”. Le ONG per i diritti umani hanno invitato il governo a monitorare attentamente le condizioni in Uzbekistan, evidenziando che, sebbene il paese abbia compiuto progressi nelle riforme del lavoro e dei diritti umani, i critici continuano a subire molestie. Il Ministero degli Esteri precisa che i rimpatri saranno valutati caso per caso e che i richiedenti asilo manterranno il diritto a ricorsi individuali. Dal punto di vista pratico, le aziende che impiegano cittadini uzbeki dovrebbero assicurarsi che i permessi di soggiorno e di lavoro vengano rinnovati tempestivamente e che i database delle risorse umane registrino le scadenze di validità dei passaporti. Anche i fornitori di servizi logistici potrebbero registrare una maggiore domanda per servizi di transito scortato, qualora l’Austria decidesse di applicare la clausola di “trasporto diretto” prevista dall’accordo, che consente di far transitare i rimpatriati via Vienna verso voli di collegamento in aeroporti di paesi terzi.
Fonte: APA-OTS Press Service