
Quasi 2.000 dipendenti cantonali hanno sfilato nel centro di Ginevra il 24 aprile, nel loro quarto sciopero da novembre, preceduto questa volta da una mezza giornata di stop nei principali dipartimenti dei servizi pubblici. I sindacati si oppongono ai tagli di bilancio proposti, che congelerebbero l’indicizzazione degli stipendi e le pensioni per almeno tre anni, misure che potrebbero causare un aumento del turnover del personale e ritardi nei servizi. Sebbene la controversia riguardi principalmente gli stipendi, i responsabili delle risorse umane e della mobilità hanno seguito con attenzione, dato che l’amministrazione cantonale di Ginevra svolge un ruolo chiave nel sistema decentralizzato svizzero per l’immigrazione. Gli sportelli cantonali rilasciano autorizzazioni per il rinnovo di permessi di lavoro e di soggiorno, trasferimenti intra-aziendali e pratiche di ricongiungimento familiare. Durante lo sciopero di giovedì, diversi sportelli per appuntamenti relativi ai “permis B” e “permis G” hanno chiuso anticipatamente, e i sindacati avvertono che potrebbero esserci ulteriori scioperi a rotazione se le trattative sul bilancio non cambieranno. Le multinazionali con sede in città — molte attive nel trading di materie prime, farmaceutico e beni di lusso — devono già affrontare tempi di attesa di quattro-sei settimane per alcune categorie di permessi. I rappresentanti sindacali hanno avvertito che senza garanzie di personale aggiuntivo queste code potrebbero raddoppiare prima dell’estate. Le aziende con assunzioni previste nel secondo o terzo trimestre per lavoratori stranieri sono quindi invitate a presentare le domande il prima possibile e, dove possibile, a utilizzare i portali elettronici offerti da altri cantoni, finché le quote inter-cantonali sono ancora aperte. Il governo di Ginevra non ha escluso la possibilità di negoziare un accordo di “servizio minimo” per mantenere aperti gli sportelli critici per immigrazione e stato civile durante future azioni, ma finora non è stato raggiunto alcun accordo. I team di mobilità dovrebbero monitorare i comunicati sindacali e considerare eventuali ritardi nelle tempistiche di onboarding.
Fonte: SWI swissinfo.ch
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