
Una missione di tre giorni di fact-finding della Divisione per la Migrazione e i Rifugiati (DMR) del Consiglio d’Europa si è conclusa a Praga il 24 aprile, dopo un fitto calendario di incontri con i ministeri dell’Interno, del Lavoro, dell’Istruzione e dei Diritti Umani, UNHCR, IOM e le principali ONG. La delegazione è arrivata per valutare come la Repubblica Ceca – il paese UE con il più alto numero pro capite di persone in fuga dalla guerra russa in Ucraina – si stia preparando alla scadenza della Protezione Temporanea (TP) nel 2027 e all’entrata in vigore della nuova “Legge Ucraina VII”. Le autorità hanno riferito alla DMR che attualmente circa 382.000 cittadini ucraini vivono in Repubblica Ceca, il 90% dei bambini rifugiati frequenta le scuole locali e circa l’80% degli adulti è attivo economicamente. Secondo la Legge Ucraina VII, i titolari di TP potranno convertire il loro status in un permesso di soggiorno a lungo termine standard, a condizione di soddisfare requisiti minimi di reddito, alloggio e assicurazione. I centri regionali per l’integrazione dei migranti sono in fase di ampliamento e a Praga è stato appena inaugurato un Centro di Consultazione e Comunità dedicato agli ucraini, che offre consulenza legale, orientamento al lavoro e corsi di lingua. La DMR ha elogiato l’approccio “a tutto governo” di Praga, che include corsi accelerati di lingua ceca, il rapido riconoscimento delle qualifiche professionali ucraine e programmi mirati per l’inserimento lavorativo nei settori sanitario, edilizio e IT. Tuttavia, le autorità hanno avvertito che nel 2027 potrebbero emergere colli di bottiglia nella gestione dei permessi di soggiorno, a meno che non vengano stanziati fondi per potenziare il personale e digitalizzare i flussi di lavoro nel bilancio statale 2027-29. Per i datori di lavoro, le conclusioni della missione si traducono in consigli pratici: iniziare subito a verificare lo status migratorio di tutto il personale ucraino e prevedere tempo per le domande di cambio di status a fine 2026. I team HR dovrebbero inoltre monitorare i prossimi decreti del Ministero dell’Interno che definiranno i documenti richiesti e le tariffe per i nuovi permessi a lungo termine. Il mancato adeguamento in tempo potrebbe lasciare i lavoratori – e le aziende che dipendono da loro – in una situazione di soggiorno irregolare. Più in generale, il Consiglio d’Europa pubblicherà entro fine anno un manuale che presenterà il modello di integrazione ceco come esempio da seguire per altri Stati UE alle prese con grandi flussi di rifugiati. Il manuale si concentrerà sul coordinamento multi-agenzia, sull’attivazione rapida del mercato del lavoro e sull’uso dei fondi UE per la formazione linguistica e l’assistenza all’infanzia, ambiti in cui i responsabili della mobilità aziendale possono promuovere iniziative analoghe in altre giurisdizioni.
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