
Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Ceca ha aggiornato silenziosamente la sezione "Bezvízový styk" (viaggi senza visto) del suo portale per stranieri nella mattina del 23 aprile 2026. L’aggiornamento non modifica l’elenco dei paesi i cui cittadini possono entrare nell’area Schengen senza visto, ma introduce una precisazione importante: l’ingresso senza visto è valido **solo per soggiorni brevi e non retribuiti**. Chiunque intenda svolgere *qualsiasi* attività retribuita—anche per un solo giorno—deve ottenere un visto di lavoro Schengen appropriato o un permesso nazionale a lungo termine prima dell’arrivo.
Perché ora? I funzionari consolari cechi hanno spiegato ai media locali che la precisazione arriva dopo un aumento, questa primavera, di viaggiatori che hanno tentato di iniziare incarichi lavorativi con un timbro turistico, soprattutto nei settori IT e dell’ospitalità stagionale. La polizia di frontiera all’aeroporto Václav Havel di Praga ha registrato un incremento del 17% (su base annua) nelle ispezioni secondarie per “sospetto lavoro non dichiarato”. Specificando la distinzione sul sito del Ministero—e presto anche tramite una campagna social in inglese, russo e vietnamita—si punta a ridurre i rifiuti di ingresso in aeroporto e a diminuire la pressione sui consolati.
Per le aziende, la novità è un promemoria: la regola Schengen dei 90/180 giorni senza visto **non equivale a un’autorizzazione al lavoro**. I team HR che inviano personale in Repubblica Ceca, anche per brevi incarichi “on-site” o incontri con clienti che prevedano attività tecniche pratiche, devono verificare se è necessario un visto di lavoro categoria “C”. La mancata osservanza può comportare multe fino a 500.000 CZK per l’ente ospitante, secondo la legge sul lavoro.
Gli esperti di immigrazione accolgono favorevolmente la maggiore chiarezza, ma chiedono più strumenti digitali. “Il passo successivo dovrebbe essere un semplice strumento online che indichi ai viaggiatori quale permesso serve in base all’attività e alla durata,” afferma Jana Nováková, avvocato specializzato in immigrazione d’affari con sede a Praga.
Consiglio pratico: poiché i visti Schengen per motivi di lavoro devono essere richiesti nel paese di residenza del viaggiatore—e le disponibilità di appuntamenti in alcuni consolati cechi possono arrivare fino a otto settimane—le aziende dovrebbero prevedere **un anticipo di tre mesi** nella pianificazione dei progetti. I viaggiatori già in Repubblica Ceca con status senza visto non possono convertire il loro permesso in un visto di lavoro senza uscire dal paese.
In sintesi, le nuove indicazioni non inaspriscono le regole, ma rendono molto più chiari i rischi di non rispettarle. Le imprese dovrebbero condividere il link con i lavoratori mobili e ricordare che “turismo” e “business” non sono intercambiabili quando è previsto un compenso.
Perché ora? I funzionari consolari cechi hanno spiegato ai media locali che la precisazione arriva dopo un aumento, questa primavera, di viaggiatori che hanno tentato di iniziare incarichi lavorativi con un timbro turistico, soprattutto nei settori IT e dell’ospitalità stagionale. La polizia di frontiera all’aeroporto Václav Havel di Praga ha registrato un incremento del 17% (su base annua) nelle ispezioni secondarie per “sospetto lavoro non dichiarato”. Specificando la distinzione sul sito del Ministero—e presto anche tramite una campagna social in inglese, russo e vietnamita—si punta a ridurre i rifiuti di ingresso in aeroporto e a diminuire la pressione sui consolati.
Per le aziende, la novità è un promemoria: la regola Schengen dei 90/180 giorni senza visto **non equivale a un’autorizzazione al lavoro**. I team HR che inviano personale in Repubblica Ceca, anche per brevi incarichi “on-site” o incontri con clienti che prevedano attività tecniche pratiche, devono verificare se è necessario un visto di lavoro categoria “C”. La mancata osservanza può comportare multe fino a 500.000 CZK per l’ente ospitante, secondo la legge sul lavoro.
Gli esperti di immigrazione accolgono favorevolmente la maggiore chiarezza, ma chiedono più strumenti digitali. “Il passo successivo dovrebbe essere un semplice strumento online che indichi ai viaggiatori quale permesso serve in base all’attività e alla durata,” afferma Jana Nováková, avvocato specializzato in immigrazione d’affari con sede a Praga.
Consiglio pratico: poiché i visti Schengen per motivi di lavoro devono essere richiesti nel paese di residenza del viaggiatore—e le disponibilità di appuntamenti in alcuni consolati cechi possono arrivare fino a otto settimane—le aziende dovrebbero prevedere **un anticipo di tre mesi** nella pianificazione dei progetti. I viaggiatori già in Repubblica Ceca con status senza visto non possono convertire il loro permesso in un visto di lavoro senza uscire dal paese.
In sintesi, le nuove indicazioni non inaspriscono le regole, ma rendono molto più chiari i rischi di non rispettarle. Le imprese dovrebbero condividere il link con i lavoratori mobili e ricordare che “turismo” e “business” non sono intercambiabili quando è previsto un compenso.
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