
Il Consiglio dei Ministri italiano ha approvato il tanto atteso Decreto Flussi per il triennio 2026-2028, autorizzando l’ingresso di fino a 500.000 lavoratori extra-UE. Sono riservati 230.550 posti per ruoli non stagionali e autonomi nei settori della manifattura, costruzioni, trasporto su strada, assistenza e servizi high-tech, mentre 267.000 posti sono destinati a lavori stagionali in agricoltura e turismo.
Il nuovo decreto rappresenta la più ampia espansione dei canali di migrazione legale in Italia degli ultimi dieci anni, rispondendo alle richieste delle confederazioni imprenditoriali che segnalano una grave carenza di manodopera, in un contesto di invecchiamento della forza lavoro e disoccupazione sotto il 7%.
Fonti governative spiegano che le quote sono state calibrate in base alle richieste presentate dalle imprese e ai permessi di lavoro effettivamente rilasciati negli anni precedenti, per evitare il sovraccarico che ha caratterizzato le precedenti “giornate click”. Roma segnala inoltre un cambio di passo rispetto alla tradizionale corsa annuale ai permessi: il testo prevede progetti pilota che consentiranno alle aziende con carenze di personale di presentare domande fuori dal sistema delle quote, a patto che investano in formazione pre-partenza nei paesi d’origine dei migranti. I Ministeri del Lavoro e degli Esteri hanno il compito di elaborare programmi bilaterali di competenze entro sei mesi.
Per i responsabili della mobilità, il decreto offre una prospettiva chiara di assunzione: le grandi multinazionali possono pianificare il personale per i prossimi tre anni fiscali e sviluppare pipeline di talenti transnazionali in logistica, IT e ospitalità. Le imprese più piccole, invece, resteranno limitate a tre domande all’anno, salvo aderire ad associazioni datoriali accreditate che possono sponsorizzare ulteriori posti.
Prossimi passi pratici: il Ministero dell’Interno dovrebbe pubblicare la circolare procedurale entro 15 giorni, dopodiché si aprirà il portale online per le domande. Le aziende sono invitate a raccogliere documenti societari e preparare offerte di lavoro tradotte, poiché le finestre di accesso si esauriscono solitamente in poche ore.
Ricongiungimenti familiari e trasferimenti intra-aziendali restano fuori dalle quote e seguono le normative vigenti.
Il nuovo decreto rappresenta la più ampia espansione dei canali di migrazione legale in Italia degli ultimi dieci anni, rispondendo alle richieste delle confederazioni imprenditoriali che segnalano una grave carenza di manodopera, in un contesto di invecchiamento della forza lavoro e disoccupazione sotto il 7%.
Fonti governative spiegano che le quote sono state calibrate in base alle richieste presentate dalle imprese e ai permessi di lavoro effettivamente rilasciati negli anni precedenti, per evitare il sovraccarico che ha caratterizzato le precedenti “giornate click”. Roma segnala inoltre un cambio di passo rispetto alla tradizionale corsa annuale ai permessi: il testo prevede progetti pilota che consentiranno alle aziende con carenze di personale di presentare domande fuori dal sistema delle quote, a patto che investano in formazione pre-partenza nei paesi d’origine dei migranti. I Ministeri del Lavoro e degli Esteri hanno il compito di elaborare programmi bilaterali di competenze entro sei mesi.
Per i responsabili della mobilità, il decreto offre una prospettiva chiara di assunzione: le grandi multinazionali possono pianificare il personale per i prossimi tre anni fiscali e sviluppare pipeline di talenti transnazionali in logistica, IT e ospitalità. Le imprese più piccole, invece, resteranno limitate a tre domande all’anno, salvo aderire ad associazioni datoriali accreditate che possono sponsorizzare ulteriori posti.
Prossimi passi pratici: il Ministero dell’Interno dovrebbe pubblicare la circolare procedurale entro 15 giorni, dopodiché si aprirà il portale online per le domande. Le aziende sono invitate a raccogliere documenti societari e preparare offerte di lavoro tradotte, poiché le finestre di accesso si esauriscono solitamente in poche ore.
Ricongiungimenti familiari e trasferimenti intra-aziendali restano fuori dalle quote e seguono le normative vigenti.
Fonte: La Sicilia
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