
Con sorprendente discrezione, il 1° luglio 2026 ha segnato la fine della “vignetta” per i visti nel Regno Unito. Da ora in poi, tutti i richiedenti stranieri che ottengono un visto, inclusi i visitatori, riceveranno solo uno status di immigrazione digitale (un eVisa) collegato al loro passaporto e accessibile tramite il sistema di account UK Visas & Immigration (UKVI). Il Home Office ha presentato questa novità come l’ultimo tassello di un programma di modernizzazione pluriennale iniziato con lo status del EU Settlement Scheme nel 2019 e ampliato lo scorso anno ai visti per lavoro, studio e famiglia.
Per datori di lavoro e team di mobilità internazionale, il cambiamento significa che i controlli sul diritto al lavoro saranno completamente digitali; non ci sarà più alcuna vignetta fisica da copiare o conservare nel passaporto. UKVI assicura che il sistema del “share code” è affidabile, ma i consulenti sottolineano che i sistemi HR devono registrare la data del controllo e scaricare un PDF dello status del candidato per garantire la conformità.
Anche gli operatori del trasporto dovranno aggiornare i materiali di formazione, poiché il personale di compagnie aeree e traghetti non potrà più basarsi sulla vignetta di 90 giorni come prova per l’imbarco. Dal punto di vista del viaggiatore, il cambiamento più significativo è di natura procedurale: i nuovi titolari di visto devono creare (o individuare) il proprio account UKVI prima del viaggio, aggiornarlo ogni volta che rinnovano il passaporto e utilizzare lo stesso numero di passaporto registrato nell’account. In caso contrario, si rischiano ritardi ai varchi elettronici o addirittura il rifiuto dell’imbarco se il personale di volo non riesce a verificare un permesso di viaggio attivo.
Il Home Office sostiene che gli eVisa ridurranno le frodi e faranno risparmiare milioni in costi di produzione, ma la transizione sta già evidenziando problemi concreti. I viaggiatori d’affari segnalano che alcuni sistemi di prenotazione di terze parti richiedono ancora un numero di visto per emettere il biglietto, mentre i responsabili delle relocation temono che clienti poco familiari con i share code stampino screenshot che gli agenti di frontiera non accettano.
UKVI ha annunciato sessioni informative per università, studi legali e multinazionali durante tutto luglio. Guardando al futuro, le organizzazioni dovrebbero adottare tre misure pratiche: 1) raccogliere il share code il prima possibile, 2) ricordare al personale in viaggio di portare il passaporto registrato con l’eVisa, e 3) programmare un audit annuale per verificare la corrispondenza tra passaporto e account tra i soggetti sponsorizzati. Chi non si adegua rischia violazioni della conformità e potenziali disagi costosi nei viaggi.
Per datori di lavoro e team di mobilità internazionale, il cambiamento significa che i controlli sul diritto al lavoro saranno completamente digitali; non ci sarà più alcuna vignetta fisica da copiare o conservare nel passaporto. UKVI assicura che il sistema del “share code” è affidabile, ma i consulenti sottolineano che i sistemi HR devono registrare la data del controllo e scaricare un PDF dello status del candidato per garantire la conformità.
Anche gli operatori del trasporto dovranno aggiornare i materiali di formazione, poiché il personale di compagnie aeree e traghetti non potrà più basarsi sulla vignetta di 90 giorni come prova per l’imbarco. Dal punto di vista del viaggiatore, il cambiamento più significativo è di natura procedurale: i nuovi titolari di visto devono creare (o individuare) il proprio account UKVI prima del viaggio, aggiornarlo ogni volta che rinnovano il passaporto e utilizzare lo stesso numero di passaporto registrato nell’account. In caso contrario, si rischiano ritardi ai varchi elettronici o addirittura il rifiuto dell’imbarco se il personale di volo non riesce a verificare un permesso di viaggio attivo.
Il Home Office sostiene che gli eVisa ridurranno le frodi e faranno risparmiare milioni in costi di produzione, ma la transizione sta già evidenziando problemi concreti. I viaggiatori d’affari segnalano che alcuni sistemi di prenotazione di terze parti richiedono ancora un numero di visto per emettere il biglietto, mentre i responsabili delle relocation temono che clienti poco familiari con i share code stampino screenshot che gli agenti di frontiera non accettano.
UKVI ha annunciato sessioni informative per università, studi legali e multinazionali durante tutto luglio. Guardando al futuro, le organizzazioni dovrebbero adottare tre misure pratiche: 1) raccogliere il share code il prima possibile, 2) ricordare al personale in viaggio di portare il passaporto registrato con l’eVisa, e 3) programmare un audit annuale per verificare la corrispondenza tra passaporto e account tra i soggetti sponsorizzati. Chi non si adegua rischia violazioni della conformità e potenziali disagi costosi nei viaggi.
Fonte: Bindmans LLP
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