
L'Autorità Generale per l'Aviazione Civile degli Emirati Arabi Uniti (GCAA) ha sospeso improvvisamente tutti i voli operati dalle compagnie aeree iraniane da e per gli Emirati nella serata di giovedì 24 settembre. Il regolatore ha dichiarato che la misura, immediatamente efficace e a tempo indeterminato, segue un ordine statunitense che vieta alle compagnie iraniane di utilizzare aeroporti in un numero crescente di paesi. Le compagnie interessate includono Iran Air, Mahan Air, Qeshm Air e Kish Air, che insieme operavano oltre 70 frequenze settimanali verso Dubai, Sharjah e Abu Dhabi.
La sospensione arriva in un momento delicato. I prezzi del petrolio sono già sopra i 106 dollari al barile, mentre gli attacchi con droni Houthi alle infrastrutture saudite, i lanci intermittenti di razzi vicino a Hormuz e un fragile dialogo diplomatico tra USA e Iran scuotono i mercati. Per gli Emirati, il settore aereo rappresenta un punto di pressione precoce: le compagnie iraniane coprono circa il 7% della capacità settimanale di posti a Dubai e alimentano flussi cruciali di commercio ed espatriati.
La sospensione costringe i viaggiatori a passare per rotte di paesi terzi come Qatar, Oman o Turchia, aumentando costi e tempi e riducendo la disponibilità last minute in un weekend di picco per i viaggi. I responsabili dei viaggi aziendali devono aspettarsi effetti a catena oltre il mercato Iran-Emirati. Emirates e flydubai hanno già ampliato le fasce di sovrapprezzo carburante, mentre Etihad ha avvertito di possibili “ripianificazioni nello stesso giorno” di alcuni voli nel Golfo per evitare congestioni del traffico aereo.
Le multinazionali che spostano personale tra Emirati e Iran, o che si affidano a team tecnici iraniani per progetti nella zona franca di Jebel Ali, devono ora rivedere la pianificazione dei turni, la validità dei visti e la copertura assicurativa per i viaggi. Anche le operazioni di import-export incontrano nuove difficoltà: la dogana di Jebel Ali ha confermato che non rilascerà più permessi temporanei per merci in arrivo con compagnie sospese, obbligando gli spedizionieri a riorganizzare le spedizioni tramite hub alternativi.
I fornitori logistici consigliano di prevedere almeno 72 ore di margine nelle catene di approvvigionamento just-in-time fino a quando le rotte non si stabilizzeranno. Al momento, la GCAA non ha fornito una tempistica per una revisione, limitandosi a dichiarare che sta “monitorando le evoluzioni delle normative a livello globale”. Le aziende con esigenze di mobilità transfrontaliera dovrebbero seguire i canali ufficiali e rivedere i protocolli di duty of care, inclusi il tracciamento dei viaggiatori e i piani di evacuazione d’emergenza, vista la situazione geopolitica in continua evoluzione.
La sospensione arriva in un momento delicato. I prezzi del petrolio sono già sopra i 106 dollari al barile, mentre gli attacchi con droni Houthi alle infrastrutture saudite, i lanci intermittenti di razzi vicino a Hormuz e un fragile dialogo diplomatico tra USA e Iran scuotono i mercati. Per gli Emirati, il settore aereo rappresenta un punto di pressione precoce: le compagnie iraniane coprono circa il 7% della capacità settimanale di posti a Dubai e alimentano flussi cruciali di commercio ed espatriati.
La sospensione costringe i viaggiatori a passare per rotte di paesi terzi come Qatar, Oman o Turchia, aumentando costi e tempi e riducendo la disponibilità last minute in un weekend di picco per i viaggi. I responsabili dei viaggi aziendali devono aspettarsi effetti a catena oltre il mercato Iran-Emirati. Emirates e flydubai hanno già ampliato le fasce di sovrapprezzo carburante, mentre Etihad ha avvertito di possibili “ripianificazioni nello stesso giorno” di alcuni voli nel Golfo per evitare congestioni del traffico aereo.
Le multinazionali che spostano personale tra Emirati e Iran, o che si affidano a team tecnici iraniani per progetti nella zona franca di Jebel Ali, devono ora rivedere la pianificazione dei turni, la validità dei visti e la copertura assicurativa per i viaggi. Anche le operazioni di import-export incontrano nuove difficoltà: la dogana di Jebel Ali ha confermato che non rilascerà più permessi temporanei per merci in arrivo con compagnie sospese, obbligando gli spedizionieri a riorganizzare le spedizioni tramite hub alternativi.
I fornitori logistici consigliano di prevedere almeno 72 ore di margine nelle catene di approvvigionamento just-in-time fino a quando le rotte non si stabilizzeranno. Al momento, la GCAA non ha fornito una tempistica per una revisione, limitandosi a dichiarare che sta “monitorando le evoluzioni delle normative a livello globale”. Le aziende con esigenze di mobilità transfrontaliera dovrebbero seguire i canali ufficiali e rivedere i protocolli di duty of care, inclusi il tracciamento dei viaggiatori e i piani di evacuazione d’emergenza, vista la situazione geopolitica in continua evoluzione.
Fonte: Gulf News
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