
Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran si sono intensificate il 24 settembre, quando il Comando Centrale USA ha confermato di aver deviato 115 navi commerciali dallo Stretto di Hormuz dal 23 settembre, applicando quella che Washington definisce la sua “blocco di acciaio” contro l’Iran. Questo dato evidenzia l’entità delle interruzioni marittime che stanno colpendo le economie del Golfo, in particolare gli Emirati Arabi Uniti, le cui esportazioni energetiche e importazioni containerizzate dipendono fortemente da questo punto strategico. Le deviazioni seguono una settimana di scambi missilistici tra gli Houthi allineati all’Iran e le difese aeree saudite, in un contesto di nuovi avvertimenti da Teheran sul rischio che il conflitto si estenda fino all’Oceano Indiano. I diplomatici di entrambe le parti stanno conducendo colloqui indiretti a New York, ma non è stato raggiunto alcun cessate il fuoco. Per le imprese emiratine le implicazioni sono doppie. In primo luogo, le compagnie di navigazione stanno già applicando sovrapprezzi per rischio bellico fino a 65 dollari USA per ogni container da venti piedi (TEU) sulle merci che transitano per Hormuz, un costo che probabilmente ricadrà su importatori e consumatori. In secondo luogo, i lavoratori del settore energetico potrebbero subire ritardi nei progetti, poiché le navi di rifornimento devono percorrere rotte più lunghe intorno alle acque omanite o attendere scorte navali. I responsabili della mobilità dovrebbero rivedere i tempi di trasferimento e informare il personale su possibili ritardi di voli e spedizioni in caso di escalation. Il governo degli Emirati non ha imposto nuove restrizioni interne, ma monitora attentamente gli sviluppi. Un blocco prolungato potrebbe mettere alla prova i recenti schemi di sospensione dei dazi doganali e accelerare la spinta del Paese a diversificare i corridoi logistici, incluso il corridoio economico ferro-portuale India-Medio Oriente-Europa (IMEC) annunciato al G20. Le aziende sono invitate a mantenere un dialogo attivo con gli spedizionieri, rivedere le clausole delle assicurazioni marittime e assicurarsi che i piani di comunicazione di crisi coprano sia le emergenze marittime sia quelle aeree, dato che le restrizioni sullo spazio aereo del Golfo restano in vigore.
Fonte: Gulf News
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