
Un rapporto recentemente pubblicato dal Government Accountability Office (GAO), presentato il 24 settembre dai senatori Dick Durbin (D-IL), Jack Reed (D-RI) e Gary Peters (D-MI), dipinge un quadro critico della frettolosa espansione della capacità di detenzione per l’immigrazione voluta dall’amministrazione Trump. Secondo i legislatori, gli investigatori hanno scoperto che l’U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha speso miliardi di dollari per l’acquisto di magazzini, città di tende e persino un piano a breve termine per utilizzare la Baia di Guantánamo, spesso senza le necessarie verifiche preliminari o una valutazione realistica dei costi operativi. Il personale del GAO, che ha visitato le strutture proposte nel 2025 e 2026, ha rilevato che gli uffici locali dell’ICE erano spesso ignari dell’imminente apertura dei siti, prevista entro poche settimane. In diversi casi, l’ICE ha acquistato o affittato proprietà poi risultate inutilizzabili, gravando sui contribuenti con costi “irrecuperabili” come sicurezza, utenze e assicurazioni. Un sito in Florida, soprannominato “Alligator Alcatraz”, è stato chiuso dopo che erano già stati stanziati 600 milioni di dollari in sovvenzioni dalla Federal Emergency Management Agency (FEMA). Il rapporto evidenzia inoltre che l’ICE non dispone ancora di un piano coerente sul numero effettivo di posti di detenzione necessari, né sulla loro distribuzione per genere, categoria di rischio o profilo medico. Mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha pubblicamente indicato un obiettivo di 80.000 posti letto nel 2025, i funzionari hanno confidato agli auditor che il target era salito a 100.000 posti entro metà 2026, cifre non riportate in alcun documento ufficiale di pianificazione. Per i responsabili della mobilità globale, il rapporto sottolinea quanto la politica di applicazione delle leggi sull’immigrazione negli Stati Uniti resti instabile. Variazioni improvvise nella capacità possono causare trasferimenti repentini tra strutture, aumentare il rischio di contenziosi e complicare l’accesso per avvocati e personale consolare. Le aziende che si affidano a visti a breve termine o a rotazioni transfrontaliere dovrebbero rivedere i propri piani di emergenza per eventuali detenzioni o procedimenti di espulsione dei dipendenti, soprattutto nelle giurisdizioni servite dai nuovi contratti ICE. La pubblicazione del rapporto potrebbe alimentare nuovi tentativi legislativi di limitare la spesa per la detenzione e imporre criteri di performance più rigorosi ai gestori privati delle carceri, che dominano il settore. Gli stakeholder della mobilità dovrebbero monitorare eventuali emendamenti nel prossimo ciclo di stanziamenti per l’anno fiscale 2027, che potrebbero influenzare i finanziamenti per la detenzione, i progetti pilota di alternative alla detenzione e i tempi di elaborazione per il permesso umanitario.