
I ministri degli affari interni dell’UE – tra cui la vicepresidente del Belgio e ministra della Migrazione Anneleen Van Bossuyt – si sono incontrati a Lussemburgo il 1° ottobre per dare il via a un Consiglio Giustizia e Affari Interni (JHA) di due giorni, incentrato sul rafforzamento del controllo delle frontiere esterne dell’UE e sull’accelerazione delle espulsioni dei migranti irregolari. Al centro del dibattito c’è il nuovo Patto su Migrazione e Asilo, in vigore dal 12 giugno 2026, insieme alle richieste della Commissione Europea di ampliare significativamente il budget e il mandato dell’agenzia Frontex.
Per il Belgio, che assumerà la presidenza di turno del Consiglio UE a gennaio 2027, l’incontro rappresenta una prova generale per gestire dossier delicati legati a Schengen. Bruxelles ha già destinato risorse aggiuntive alla polizia federale per l’implementazione del Sistema di Entrata/Uscita (EES) all’aeroporto di Zaventem e alle frontiere terrestri, ma continua a dover fronteggiare lunghe code e critiche da parte delle compagnie aeree. Secondo i funzionari belgi, un Frontex più forte e meglio equipaggiato ridurrebbe la pressione sul personale degli Stati membri e renderebbe i dati sulle frontiere esterne più affidabili.
I ministri hanno inoltre esaminato modi per aumentare il “tasso di rimpatrio” dell’UE, ovvero la percentuale di persone con un ordine di espulsione definitivo effettivamente rimpatriate. La delegazione belga ha sostenuto la proposta di creare “hub di rimpatrio” a livello UE nei paesi partner e di collegare incentivi e sanzioni nella politica dei visti alla cooperazione sul rimpatrio. La discussione si intreccia con un controverso disegno di legge interno belga che prevede l’ingresso limitato nelle abitazioni per trattenere migranti in fuga (vedi articolo separato).
Le presentazioni tecniche della Commissione e di EU-LISA hanno evidenziato le persistenti lacune di interoperabilità tra grandi banche dati come EES, ETIAS e EURODAC. Il Belgio ha chiesto che le lezioni apprese dai problemi all’aeroporto di Bruxelles vengano integrate nel lancio del Sistema Europeo di Informazione e Autorizzazione di Viaggio previsto per il 2027, per evitare nuovi colli di bottiglia nei viaggi d’affari.
Nei margini del Consiglio, il Belgio ha spinto per un meccanismo di allerta precoce a livello Schengen che consenta alle autorità di controllo alle frontiere di monitorare in tempo reale i flussi passeggeri, permettendo ad aeroporti come Bruxelles di adeguare dinamicamente il personale. Se approvata, questa misura potrebbe migliorare significativamente i tempi di attesa per i lavoratori multinazionali e i viaggiatori frequenti che utilizzano il Belgio come porta d’ingresso all’UE.
Per il Belgio, che assumerà la presidenza di turno del Consiglio UE a gennaio 2027, l’incontro rappresenta una prova generale per gestire dossier delicati legati a Schengen. Bruxelles ha già destinato risorse aggiuntive alla polizia federale per l’implementazione del Sistema di Entrata/Uscita (EES) all’aeroporto di Zaventem e alle frontiere terrestri, ma continua a dover fronteggiare lunghe code e critiche da parte delle compagnie aeree. Secondo i funzionari belgi, un Frontex più forte e meglio equipaggiato ridurrebbe la pressione sul personale degli Stati membri e renderebbe i dati sulle frontiere esterne più affidabili.
I ministri hanno inoltre esaminato modi per aumentare il “tasso di rimpatrio” dell’UE, ovvero la percentuale di persone con un ordine di espulsione definitivo effettivamente rimpatriate. La delegazione belga ha sostenuto la proposta di creare “hub di rimpatrio” a livello UE nei paesi partner e di collegare incentivi e sanzioni nella politica dei visti alla cooperazione sul rimpatrio. La discussione si intreccia con un controverso disegno di legge interno belga che prevede l’ingresso limitato nelle abitazioni per trattenere migranti in fuga (vedi articolo separato).
Le presentazioni tecniche della Commissione e di EU-LISA hanno evidenziato le persistenti lacune di interoperabilità tra grandi banche dati come EES, ETIAS e EURODAC. Il Belgio ha chiesto che le lezioni apprese dai problemi all’aeroporto di Bruxelles vengano integrate nel lancio del Sistema Europeo di Informazione e Autorizzazione di Viaggio previsto per il 2027, per evitare nuovi colli di bottiglia nei viaggi d’affari.
Nei margini del Consiglio, il Belgio ha spinto per un meccanismo di allerta precoce a livello Schengen che consenta alle autorità di controllo alle frontiere di monitorare in tempo reale i flussi passeggeri, permettendo ad aeroporti come Bruxelles di adeguare dinamicamente il personale. Se approvata, questa misura potrebbe migliorare significativamente i tempi di attesa per i lavoratori multinazionali e i viaggiatori frequenti che utilizzano il Belgio come porta d’ingresso all’UE.
Fonte: Associated Press
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