
I passeggeri in arrivo all’aeroporto di Bruxelles il 30 settembre si sono trovati ad affrontare code di attesa fino a cinque ore, dopo che diversi chioschi automatizzati collegati al nuovo Sistema di Entrata/Uscita (EES) dell’UE sono andati in crash poco dopo l’ora di punta mattutina. Il personale aeroportuale ha distribuito bottiglie d’acqua e i tipici biscotti belgi speculoos per calmare gli animi, ma le immagini sui social di famiglie sdraiate sui pavimenti dei terminal sono rapidamente diventate virali.
L’EES, operativo in tutti i valichi di frontiera belgi da aprile, è stato progettato per sostituire il timbro manuale sul passaporto con una scansione biometrica di impronte digitali e dati facciali per i cittadini extra-UE. In teoria, il sistema dovrebbe velocizzare i controlli e permettere alle autorità di individuare più facilmente chi supera la durata del visto. In pratica, però, l’aeroporto di Bruxelles ha spesso incontrato problemi di personale e malfunzionamenti hardware. Quando i chioschi self-service sono offline, tutti i viaggiatori da paesi terzi devono passare attraverso pochi sportelli presidiati, creando un immediato collo di bottiglia.
La direzione aeroportuale ha dichiarato che sono in corso addestramenti per agenti di Polizia Federale aggiuntivi per rafforzare la capacità operativa, ma i sindacati avvertono che servirebbero almeno 70 agenti in più prima di Natale per evitare nuovi disagi. Il Ministero dell’Interno ha finora promesso solo 25 rinforzi. Associazioni di settore come IATA e Airlines for Europe stanno facendo pressione sulla Commissione Europea per ottenere una maggiore flessibilità temporanea negli aeroporti, ad esempio sospendendo la raccolta delle impronte digitali nelle ore di punta, fino a quando l’infrastruttura non sarà aggiornata.
Per i responsabili dei viaggi aziendali, l’incidente è un ulteriore monito a prevedere tempi di connessione più ampi negli itinerari verso il Belgio. Le aziende che trasferiscono personale o organizzano incontri a Bruxelles dovrebbero consigliare ai dipendenti extra-UE di prevedere almeno tre ore tra l’atterraggio e gli impegni successivi, finché la situazione non si stabilizza. I fornitori di servizi per la gestione del rischio di viaggio raccomandano anche di preregistrare le impronte digitali negli aeroporti regionali meno affollati, quando possibile, anche se la capacità lì è limitata.
Oltre al disagio immediato, l’episodio mette in luce la sfida più ampia di armonizzare i controlli di frontiera ad alta tecnologia in 27 Stati membri con modelli di polizia e configurazioni terminali molto diversi. Se il Belgio, sede di uno degli hub più moderni d’Europa, non riesce a far funzionare l’EES senza intoppi, aeroporti più piccoli potrebbero trovarsi ad affrontare una curva di apprendimento ancora più ripida.
L’EES, operativo in tutti i valichi di frontiera belgi da aprile, è stato progettato per sostituire il timbro manuale sul passaporto con una scansione biometrica di impronte digitali e dati facciali per i cittadini extra-UE. In teoria, il sistema dovrebbe velocizzare i controlli e permettere alle autorità di individuare più facilmente chi supera la durata del visto. In pratica, però, l’aeroporto di Bruxelles ha spesso incontrato problemi di personale e malfunzionamenti hardware. Quando i chioschi self-service sono offline, tutti i viaggiatori da paesi terzi devono passare attraverso pochi sportelli presidiati, creando un immediato collo di bottiglia.
La direzione aeroportuale ha dichiarato che sono in corso addestramenti per agenti di Polizia Federale aggiuntivi per rafforzare la capacità operativa, ma i sindacati avvertono che servirebbero almeno 70 agenti in più prima di Natale per evitare nuovi disagi. Il Ministero dell’Interno ha finora promesso solo 25 rinforzi. Associazioni di settore come IATA e Airlines for Europe stanno facendo pressione sulla Commissione Europea per ottenere una maggiore flessibilità temporanea negli aeroporti, ad esempio sospendendo la raccolta delle impronte digitali nelle ore di punta, fino a quando l’infrastruttura non sarà aggiornata.
Per i responsabili dei viaggi aziendali, l’incidente è un ulteriore monito a prevedere tempi di connessione più ampi negli itinerari verso il Belgio. Le aziende che trasferiscono personale o organizzano incontri a Bruxelles dovrebbero consigliare ai dipendenti extra-UE di prevedere almeno tre ore tra l’atterraggio e gli impegni successivi, finché la situazione non si stabilizza. I fornitori di servizi per la gestione del rischio di viaggio raccomandano anche di preregistrare le impronte digitali negli aeroporti regionali meno affollati, quando possibile, anche se la capacità lì è limitata.
Oltre al disagio immediato, l’episodio mette in luce la sfida più ampia di armonizzare i controlli di frontiera ad alta tecnologia in 27 Stati membri con modelli di polizia e configurazioni terminali molto diversi. Se il Belgio, sede di uno degli hub più moderni d’Europa, non riesce a far funzionare l’EES senza intoppi, aeroporti più piccoli potrebbero trovarsi ad affrontare una curva di apprendimento ancora più ripida.
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