
Il Ministero dell’Interno francese ha confermato il 30 settembre che lascerà scadere a mezzanotte del 1° ottobre l’accordo pilota “uno dentro, uno fuori” con il Regno Unito. Il programma, firmato nel luglio 2025, consentiva a Londra di rimandare in Francia un migrante arrivato via mare per ogni richiedente asilo accolto legalmente dal suolo francese. Nonostante il nuovo governo laburista britannico avesse spinto per un’estensione durante l’incontro tra il Primo Ministro Andy Burnham e il Presidente Emmanuel Macron all’inizio del mese, Parigi ha giudicato l’esperimento un fallimento, incapace di scoraggiare gli attraversamenti e troppo costoso. Secondo i dati citati in Parlamento, il Regno Unito ha rimandato in Francia solo circa 1.400 persone in 14 mesi, mentre quasi 67.000 sono entrate irregolarmente nello stesso periodo. Ogni rimpatrio è costato al Regno Unito circa 56.000 sterline (65.000 euro). Gruppi di advocacy di entrambi i Paesi hanno inoltre contestato la legittimità dello scambio, sostenendo che mercificasse i diritti d’asilo e lasciasse i rimpatriati in una situazione giuridica incerta una volta tornati in Francia. La fine del programma elimina l’unico canale legale bilaterale esistente per i richiedenti asilo post-Brexit e rimette la responsabilità degli arrivi via mare interamente ai sistemi nazionali unilaterali. Per i viaggiatori d’affari francesi e i team HR, l’immediata conseguenza sarà un aumento previsto delle attività di polizia e dogana lungo le coste settentrionali e nei porti del Canale, mentre la Francia rialloca risorse precedentemente impiegate nella gestione dei rimpatri verso il Regno Unito. Il personale diretto nel Regno Unito potrebbe inoltre subire controlli più rigorosi al momento dell’imbarco da Calais, Dunkerque o dai terminal Eurostar, soprattutto durante il picco dei viaggi natalizi. I datori di lavoro dovrebbero avvertire i viaggiatori di prevedere tempi supplementari per i controlli di uscita e di essere pronti a mostrare documentazione che attesti lo scopo lavorativo ai funzionari di frontiera francesi. Strategicamente, la decisione francese segnala un inasprimento della posizione nelle prossime trattative UE-Regno Unito sulla cooperazione migratoria. Potrebbe inoltre rafforzare l’opposizione francese a eventuali piani britannici di istituire centri di elaborazione delle domande d’asilo in Paesi terzi, qualora questi si basassero su rimpatri attraverso il territorio francese. Le multinazionali che spostano talenti tra le loro sedi francesi e britanniche dovrebbero quindi monitorare gli sviluppi legislativi su entrambi i lati del Canale e valutare opzioni di ricollocamento alternative, come Irlanda o Paesi Bassi, qualora la mobilità transfrontaliera diventasse politicamente più complessa.
Fonte: Le Monde
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