
La Francia ha confermato ufficialmente che lascerà scadere il protocollo sperimentale “uno dentro, uno fuori” con il Regno Unito il 1° ottobre 2026. Il progetto pilota di 15 mesi, concordato nel luglio 2025, permetteva a Londra di rimandare in Francia ogni migrante intercettato in piccole imbarcazioni nel Canale, in cambio dell’accoglienza di un richiedente asilo selezionato dai campi presenti sul suolo francese. Il primo ministro britannico Andy Burnham ha fatto pressioni per un’estensione durante la sua visita a Parigi a settembre, ma il ministero dell’Interno francese ha dichiarato a Le Monde che le trattative sono ora concentrate solo sulle modalità pratiche di chiusura del programma.
Contesto. Il programma è nato dalla frustrazione britannica per il numero record di attraversamenti — oltre 45.000 nel 2025 — e dalle richieste francesi di una via legale per almeno alcuni migranti bloccati a Calais e Dunkerque. Pur lodato dalle ONG come un raro esempio di condivisione degli oneri, lo scambio non ha mai funzionato su larga scala: secondo dati parlamentari, sono state trasferite meno di 800 persone in entrambe le direzioni. Parigi sostiene che l’onere amministrativo superava i benefici e che il meccanismo creava un incentivo perverso per le reti di contrabbando organizzate.
Cosa cambia sul campo. Da oggi cessano i rimpatri britannici verso la Francia tramite il programma. I migranti che raggiungono il Kent saranno invece gestiti secondo la legge britannica sull’immigrazione illegale, mentre la Francia utilizzerà le normali procedure di Dublino III per richiedere trasferimenti dal Regno Unito — richieste che Londra concede raramente. Le aziende che spostano personale attraverso il Canale devono aspettarsi discussioni più intense tra UK e Francia su pattugliamenti congiunti e sorveglianza, piuttosto che su corridoi umanitari.
Implicazioni per le imprese. La fine dell’accordo elimina l’unico canale prevedibile per i trasferimenti umanitari dalla Francia al Regno Unito. I datori di lavoro che contavano sul programma per riunire i familiari di dipendenti con richieste di asilo in corso nel Regno Unito dovranno cercare vie legali alternative o visti per ricongiungimento familiare. Al contrario, diminuisce il rischio di rimpatri improvvisi dal Regno Unito alla Francia, offrendo ai team HR francesi una maggiore certezza nella pianificazione del supporto ai dipendenti richiedenti asilo. Gli operatori logistici dovranno inoltre monitorare eventuali aumenti dei controlli di frontiera ad hoc intorno a Calais, mentre Parigi cerca di scoraggiare la formazione di nuovi accampamenti.
Prospettive future. Entrambi i governi assicurano che la cooperazione bilaterale continuerà, ma con un approccio più “operativo” focalizzato su polizia e condivisione dati. Gli avvocati prevedono un aumento delle richieste individuali di trasferimento secondo Dublino e delle controversie legali per i rifiuti. Le multinazionali con personale che attraversa il Canale dovrebbero informare i dipendenti in viaggio su possibili ritardi e controlli documentali durante il periodo di transizione.
Contesto. Il programma è nato dalla frustrazione britannica per il numero record di attraversamenti — oltre 45.000 nel 2025 — e dalle richieste francesi di una via legale per almeno alcuni migranti bloccati a Calais e Dunkerque. Pur lodato dalle ONG come un raro esempio di condivisione degli oneri, lo scambio non ha mai funzionato su larga scala: secondo dati parlamentari, sono state trasferite meno di 800 persone in entrambe le direzioni. Parigi sostiene che l’onere amministrativo superava i benefici e che il meccanismo creava un incentivo perverso per le reti di contrabbando organizzate.
Cosa cambia sul campo. Da oggi cessano i rimpatri britannici verso la Francia tramite il programma. I migranti che raggiungono il Kent saranno invece gestiti secondo la legge britannica sull’immigrazione illegale, mentre la Francia utilizzerà le normali procedure di Dublino III per richiedere trasferimenti dal Regno Unito — richieste che Londra concede raramente. Le aziende che spostano personale attraverso il Canale devono aspettarsi discussioni più intense tra UK e Francia su pattugliamenti congiunti e sorveglianza, piuttosto che su corridoi umanitari.
Implicazioni per le imprese. La fine dell’accordo elimina l’unico canale prevedibile per i trasferimenti umanitari dalla Francia al Regno Unito. I datori di lavoro che contavano sul programma per riunire i familiari di dipendenti con richieste di asilo in corso nel Regno Unito dovranno cercare vie legali alternative o visti per ricongiungimento familiare. Al contrario, diminuisce il rischio di rimpatri improvvisi dal Regno Unito alla Francia, offrendo ai team HR francesi una maggiore certezza nella pianificazione del supporto ai dipendenti richiedenti asilo. Gli operatori logistici dovranno inoltre monitorare eventuali aumenti dei controlli di frontiera ad hoc intorno a Calais, mentre Parigi cerca di scoraggiare la formazione di nuovi accampamenti.
Prospettive future. Entrambi i governi assicurano che la cooperazione bilaterale continuerà, ma con un approccio più “operativo” focalizzato su polizia e condivisione dati. Gli avvocati prevedono un aumento delle richieste individuali di trasferimento secondo Dublino e delle controversie legali per i rifiuti. Le multinazionali con personale che attraversa il Canale dovrebbero informare i dipendenti in viaggio su possibili ritardi e controlli documentali durante il periodo di transizione.
Fonte: Le Monde
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