
Il Ministero dell’Interno del Regno Unito ha attivato nuove tutele che permettono alle vittime riconosciute di schiavitù moderna, titolari di visti Skilled-Worker, di cambiare datore di lavoro per il resto della durata del visto senza rischiare lo status migratorio. Annunciata il 9 ottobre e riportata il 12 ottobre, la misura elimina la paura della revoca immediata del visto, un ostacolo che in passato intrappolava i lavoratori in condizioni di sfruttamento. I cittadini indiani rappresentano il secondo gruppo più numeroso tra i titolari di visti Skilled-Worker; le associazioni stimano che centinaia possano trovarsi in situazioni di coercizione, dal ritiro del passaporto al sotto-pagamento. Con la nuova politica, una volta che l’Autorità Unica Competente del Regno Unito emette una decisione “positiva e conclusiva”, il migrante può iniziare immediatamente un nuovo lavoro legale e successivamente richiedere l’estensione del visto o il permesso di soggiorno secondo le procedure ordinarie. Per i responsabili della mobilità globale, la norma chiarisce gli obblighi di tutela: le entità ospitanti nel Regno Unito devono garantire un reclutamento etico nella catena di fornitura, mentre i talenti indiani impiegati tramite fornitori terzi hanno una via d’uscita in caso di abusi. Gli studi legali consigliano di documentare le spese di reclutamento, conservare le buste paga e facilitare canali di segnalazione riservati per dimostrare la conformità durante le verifiche del Ministero dell’Interno. Sul lungo termine, la politica potrebbe spingere altri Paesi di destinazione a integrare tutele anti-sfruttamento nei sistemi di visti lavorativi, un ambito di crescente attenzione ESG da parte dei consigli di amministrazione multinazionali.
Fonte: Hindustan Times
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