
Il Consiglio Federale svizzero ha confermato il 19 novembre che le quote per i lavoratori stranieri nel 2026 resteranno invariate: 4.000 permessi a breve termine (L) e 4.500 a lungo termine (B) per cittadini extra-UE/AELS, con sotto-quote separate per i fornitori di servizi basati in UE/AELS e per i cittadini britannici post-Brexit.
Nonostante nel 2025 le quote svizzere siano state sottoutilizzate — con solo il 52% dei posti per cittadini di paesi terzi occupati a settembre — questa decisione offre prevedibilità ai datori di lavoro e protegge il tema politicamente sensibile dell’immigrazione da pressioni referendarie. Per le multinazionali polacche che inviano ingegneri o consulenti in Svizzera, il messaggio è chiaro: presentare domanda per tempo, soprattutto per i permessi da fornitore di servizi (progetti), che storicamente si esauriscono più rapidamente nel quarto trimestre.
Le missioni inferiori a 120 giorni restano fuori quota ma richiedono comunque notifica; tuttavia, i soggiorni oltre il termine previsto comportano sanzioni e mettono a rischio future assegnazioni. I team di mobilità dovrebbero quindi verificare i conteggi dei giorni in Svizzera prima della fine dell’anno e valutare la conversione di viaggi brevi ripetuti in un unico permesso B per evitare sorprese sulle quote.
Sul piano strategico, la posizione di Berna riflette l’apertura cauta di Varsavia: entrambi i Paesi puntano a colmare le lacune di competenze mantenendo un controllo politico rigoroso. Le aziende attive in entrambi i mercati possono sfruttare questa stabilità per una pianificazione del personale a medio termine, ma non devono dare per scontato un accesso facilitato: restano stringenti i requisiti di conformità (prova di alloggio, parità salariale).
I fornitori di talenti consigliano di presentare le domande insieme a un supporto per il trasferimento (ricerca alloggio, corsi di integrazione) per convincere le autorità cantonali che le missioni avranno successo e i permessi non saranno sprecati.
Nonostante nel 2025 le quote svizzere siano state sottoutilizzate — con solo il 52% dei posti per cittadini di paesi terzi occupati a settembre — questa decisione offre prevedibilità ai datori di lavoro e protegge il tema politicamente sensibile dell’immigrazione da pressioni referendarie. Per le multinazionali polacche che inviano ingegneri o consulenti in Svizzera, il messaggio è chiaro: presentare domanda per tempo, soprattutto per i permessi da fornitore di servizi (progetti), che storicamente si esauriscono più rapidamente nel quarto trimestre.
Le missioni inferiori a 120 giorni restano fuori quota ma richiedono comunque notifica; tuttavia, i soggiorni oltre il termine previsto comportano sanzioni e mettono a rischio future assegnazioni. I team di mobilità dovrebbero quindi verificare i conteggi dei giorni in Svizzera prima della fine dell’anno e valutare la conversione di viaggi brevi ripetuti in un unico permesso B per evitare sorprese sulle quote.
Sul piano strategico, la posizione di Berna riflette l’apertura cauta di Varsavia: entrambi i Paesi puntano a colmare le lacune di competenze mantenendo un controllo politico rigoroso. Le aziende attive in entrambi i mercati possono sfruttare questa stabilità per una pianificazione del personale a medio termine, ma non devono dare per scontato un accesso facilitato: restano stringenti i requisiti di conformità (prova di alloggio, parità salariale).
I fornitori di talenti consigliano di presentare le domande insieme a un supporto per il trasferimento (ricerca alloggio, corsi di integrazione) per convincere le autorità cantonali che le missioni avranno successo e i permessi non saranno sprecati.
Fonte: VisaHQ
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