
In una rara seduta nel fine settimana, protrattasi fino alle prime ore del 23 novembre, il Consiglio Nazionale e il Consiglio degli Stati della Svizzera hanno approvato la revisione più ampia della Legge federale sugli stranieri e l’integrazione (LStrI) degli ultimi dieci anni. La riforma risponde ai dati record di migrazione netta del 2025 e alla crescente pressione politica, soprattutto da parte dei cantoni confinanti con Germania e Italia, per rendere più prevedibili gli afflussi in ambito scolastico, abitativo e dei trasporti pubblici.
Il fulcro del disegno di legge è il passaggio da quote illimitate basate sulla domanda di lavoro a tetti fissi stabiliti dal Parlamento. Ogni autunno, i legislatori voteranno un unico plafond globale che coprirà permessi B (residenza), permessi L (assegnazioni a breve termine), trasferimenti intra-aziendali, tirocini e alcuni familiari di cittadini di paesi terzi. I cantoni continueranno a distribuire i permessi a livello locale, ma non potranno superare la loro quota del totale federale. Una riserva di emergenza del 10% potrà essere attivata dal Consiglio federale per datori di lavoro di infrastrutture critiche come ospedali e ferrovie.
Per i team di mobilità aziendale e risorse umane, la novità offre una maggiore visibilità anticipata sulla disponibilità dei permessi, permettendo ai pianificatori del personale di decidere con mesi di anticipo se assumere localmente, trasferire dipendenti o esternalizzare progetti. Tuttavia, il sistema aumenta anche i rischi legati alla previsione strategica dei permessi: le aziende che sottostimano le necessità potrebbero rimanere escluse fino all’anno successivo. I consulenti per l’immigrazione invitano le imprese a pianificare i progetti futuri e a prevedere strategie di “copertura quota”, come l’avvio scaglionato delle attività.
Oltre alle quote, la legge impone la raccolta biometrica completa — quattro impronte digitali e un’immagine facciale in tempo reale — a ogni valico terrestre svizzero entro il 2027, estendendo la tecnologia già utilizzata negli aeroporti nell’ambito del Sistema di Entrata/Uscita UE (EES). I tempi di attraversamento per i 350.000 frontalieri italiani e francesi potrebbero inizialmente allungarsi, anche se l’Ufficio federale delle dogane e della sicurezza dei confini prevede corsie dedicate “Ticino express” nei punti di controllo più trafficati.
La riforma accelera inoltre i tempi di elaborazione delle domande d’asilo da 140 a 90 giorni, una misura che il Ministero della Giustizia ritiene ridurrà i costi di accoglienza, ma che le ONG temono possa compromettere i diritti di giusto processo. La maggior parte delle disposizioni entrerà in vigore il 1° luglio 2026, lasciando ai datori di lavoro circa sette mesi per adeguare le politiche di mobilità e i sistemi di monitoraggio delle candidature.
Il fulcro del disegno di legge è il passaggio da quote illimitate basate sulla domanda di lavoro a tetti fissi stabiliti dal Parlamento. Ogni autunno, i legislatori voteranno un unico plafond globale che coprirà permessi B (residenza), permessi L (assegnazioni a breve termine), trasferimenti intra-aziendali, tirocini e alcuni familiari di cittadini di paesi terzi. I cantoni continueranno a distribuire i permessi a livello locale, ma non potranno superare la loro quota del totale federale. Una riserva di emergenza del 10% potrà essere attivata dal Consiglio federale per datori di lavoro di infrastrutture critiche come ospedali e ferrovie.
Per i team di mobilità aziendale e risorse umane, la novità offre una maggiore visibilità anticipata sulla disponibilità dei permessi, permettendo ai pianificatori del personale di decidere con mesi di anticipo se assumere localmente, trasferire dipendenti o esternalizzare progetti. Tuttavia, il sistema aumenta anche i rischi legati alla previsione strategica dei permessi: le aziende che sottostimano le necessità potrebbero rimanere escluse fino all’anno successivo. I consulenti per l’immigrazione invitano le imprese a pianificare i progetti futuri e a prevedere strategie di “copertura quota”, come l’avvio scaglionato delle attività.
Oltre alle quote, la legge impone la raccolta biometrica completa — quattro impronte digitali e un’immagine facciale in tempo reale — a ogni valico terrestre svizzero entro il 2027, estendendo la tecnologia già utilizzata negli aeroporti nell’ambito del Sistema di Entrata/Uscita UE (EES). I tempi di attraversamento per i 350.000 frontalieri italiani e francesi potrebbero inizialmente allungarsi, anche se l’Ufficio federale delle dogane e della sicurezza dei confini prevede corsie dedicate “Ticino express” nei punti di controllo più trafficati.
La riforma accelera inoltre i tempi di elaborazione delle domande d’asilo da 140 a 90 giorni, una misura che il Ministero della Giustizia ritiene ridurrà i costi di accoglienza, ma che le ONG temono possa compromettere i diritti di giusto processo. La maggior parte delle disposizioni entrerà in vigore il 1° luglio 2026, lasciando ai datori di lavoro circa sette mesi per adeguare le politiche di mobilità e i sistemi di monitoraggio delle candidature.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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