
Una delle riforme più significative sull’immigrazione in Svizzera del 2025 è entrata in vigore silenziosamente il 1° dicembre. I titolari dello speciale status di protezione ‘S’ — introdotto nel marzo 2022 per le persone in fuga dalla guerra in Ucraina — non devono più ottenere un’autorizzazione cantonale separata per lavorare. Ora i datori di lavoro devono solo inviare una breve comunicazione online tramite il portale federale EasyGov o direttamente all’autorità cantonale del mercato del lavoro.
Fino ad ora, la procedura in due fasi (prima il permesso di soggiorno umanitario, poi la richiesta di permesso di lavoro) comportava attese fino a tre mesi. Con circa 65.000 titolari del permesso S attualmente nel Paese e carenze di personale nei settori sanitario, edilizio e IT, sia le associazioni imprenditoriali sia le ONG per i rifugiati avevano definito la burocrazia controproducente. Il Consiglio federale ha accolto queste richieste nella revisione dell’ordinanza del 22 ottobre, e la modifica è ora attiva a livello nazionale.
Per i datori di lavoro, il nuovo sistema ricorda il regime di notifica già in uso per le distinzioni brevi da UE/AELE: devono registrare online i dati personali del dipendente, la qualifica, il salario e la data di inizio prevista almeno un giorno lavorativo prima dell’inizio del lavoro. Non è richiesto alcun test del mercato del lavoro, revisione salariale o verifica delle competenze, riducendo drasticamente la burocrazia e i tempi di inserimento.
La riforma prevede anche delle garanzie. Le autorità cantonali possono intervenire se i salari sono inferiori ai livelli di riferimento locali, e i titolari del permesso S che dipendono dall’assistenza sociale potrebbero essere obbligati a seguire programmi di integrazione. I primi riscontri dagli uffici del lavoro di Zurigo e Vaud indicano che nelle prime 24 ore sono state presentate centinaia di notifiche.
I responsabili della mobilità internazionale dovrebbero aggiornare le checklist di onboarding, formare i recruiter all’uso dell’interfaccia EasyGov e ricordare ai team finanziari che i titolari del permesso S restano soggetti alla ritenuta alla fonte finché non rientrano nella tassazione ordinaria.
Fino ad ora, la procedura in due fasi (prima il permesso di soggiorno umanitario, poi la richiesta di permesso di lavoro) comportava attese fino a tre mesi. Con circa 65.000 titolari del permesso S attualmente nel Paese e carenze di personale nei settori sanitario, edilizio e IT, sia le associazioni imprenditoriali sia le ONG per i rifugiati avevano definito la burocrazia controproducente. Il Consiglio federale ha accolto queste richieste nella revisione dell’ordinanza del 22 ottobre, e la modifica è ora attiva a livello nazionale.
Per i datori di lavoro, il nuovo sistema ricorda il regime di notifica già in uso per le distinzioni brevi da UE/AELE: devono registrare online i dati personali del dipendente, la qualifica, il salario e la data di inizio prevista almeno un giorno lavorativo prima dell’inizio del lavoro. Non è richiesto alcun test del mercato del lavoro, revisione salariale o verifica delle competenze, riducendo drasticamente la burocrazia e i tempi di inserimento.
La riforma prevede anche delle garanzie. Le autorità cantonali possono intervenire se i salari sono inferiori ai livelli di riferimento locali, e i titolari del permesso S che dipendono dall’assistenza sociale potrebbero essere obbligati a seguire programmi di integrazione. I primi riscontri dagli uffici del lavoro di Zurigo e Vaud indicano che nelle prime 24 ore sono state presentate centinaia di notifiche.
I responsabili della mobilità internazionale dovrebbero aggiornare le checklist di onboarding, formare i recruiter all’uso dell’interfaccia EasyGov e ricordare ai team finanziari che i titolari del permesso S restano soggetti alla ritenuta alla fonte finché non rientrano nella tassazione ordinaria.
Fonte: VisaHQ / IamExpat
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