
I negoziatori dell’UE e del Regno Unito si sono incontrati a Bruxelles il 5 dicembre per definire la forma finale di un programma dedicato, il Youth Experience Scheme (YES), che permetterebbe ai giovani tra i 18 e i 32 anni di vivere e lavorare reciprocamente nei rispettivi territori per un massimo di tre anni. Secondo bozze di documenti UE viste dal Financial Times, la Commissione Europea vorrebbe che il programma fosse “senza limiti numerici”, sostenendo che le quote contraddicono il principio di reciprocità e sarebbero difficili da gestire in 27 Stati membri.
La posizione di Londra, espressa da funzionari vicini al Segretario di Stato per l’Interno Yvette Cooper, è che il programma debba essere “gestito con rigore” e soggetto a un tetto annuale simile ai 30.000 posti offerti dall’attuale percorso Australia-Regno Unito per la mobilità giovanile. I ministri del Tesoro, però, sono favorevoli in privato, vedendo l’iniziativa come un modo a basso costo per colmare le carenze di competenze nei settori dell’ospitalità, della tecnologia e delle industrie creative, senza creare migrazione permanente.
L’UE chiede inoltre che i partecipanti mantengano l’accesso alle tariffe universitarie nazionali e siano esentati dal contributo NHS, due punti fermi per il Regno Unito, che si basa sulle tasse internazionali più alte per sovvenzionare le università e sul contributo per finanziare il servizio sanitario. I negoziatori britannici propongono un compromesso intermedio con parità tariffaria limitata nel tempo e un contributo graduale.
Gruppi imprenditoriali come la CBI e techUK spingono per un accordo rapido, avvertendo che le aziende britanniche stanno perdendo giovani talenti che preferiscono Berlino o Dublino. Se si raggiungerà un’intesa entro l’inizio del 2026, entrambe le parti puntano ad aprire le candidature nel 2027, in concomitanza con un possibile ritorno del Regno Unito al programma di scambio Erasmus+.
I team di mobilità globale dovrebbero monitorare attentamente le regole finali. Se saranno imposte quote, i datori di lavoro potrebbero dover adottare sistemi di selezione a sorteggio simili a quelli usati per i percorsi giovanili di Giappone e India; in caso contrario, il programma potrebbe diventare una preziosa fonte di reclutamento per giovani talenti da tutta Europa.
La posizione di Londra, espressa da funzionari vicini al Segretario di Stato per l’Interno Yvette Cooper, è che il programma debba essere “gestito con rigore” e soggetto a un tetto annuale simile ai 30.000 posti offerti dall’attuale percorso Australia-Regno Unito per la mobilità giovanile. I ministri del Tesoro, però, sono favorevoli in privato, vedendo l’iniziativa come un modo a basso costo per colmare le carenze di competenze nei settori dell’ospitalità, della tecnologia e delle industrie creative, senza creare migrazione permanente.
L’UE chiede inoltre che i partecipanti mantengano l’accesso alle tariffe universitarie nazionali e siano esentati dal contributo NHS, due punti fermi per il Regno Unito, che si basa sulle tasse internazionali più alte per sovvenzionare le università e sul contributo per finanziare il servizio sanitario. I negoziatori britannici propongono un compromesso intermedio con parità tariffaria limitata nel tempo e un contributo graduale.
Gruppi imprenditoriali come la CBI e techUK spingono per un accordo rapido, avvertendo che le aziende britanniche stanno perdendo giovani talenti che preferiscono Berlino o Dublino. Se si raggiungerà un’intesa entro l’inizio del 2026, entrambe le parti puntano ad aprire le candidature nel 2027, in concomitanza con un possibile ritorno del Regno Unito al programma di scambio Erasmus+.
I team di mobilità globale dovrebbero monitorare attentamente le regole finali. Se saranno imposte quote, i datori di lavoro potrebbero dover adottare sistemi di selezione a sorteggio simili a quelli usati per i percorsi giovanili di Giappone e India; in caso contrario, il programma potrebbe diventare una preziosa fonte di reclutamento per giovani talenti da tutta Europa.
Fonte: Financial Times / The Times
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