
Incontro a Bruxelles l’8-9 dicembre 2025: il Consiglio Giustizia e Affari Interni (JHA) ha raggiunto un accordo politico molto atteso su tre provvedimenti interconnessi in materia di migrazione: un Regolamento sul Rimpatrio rivisto, una lista aggiornata di paesi di origine sicuri e modifiche che facilitano agli Stati membri la possibilità di dichiarare inammissibili le domande di asilo qualora la protezione potesse essere richiesta in un «paese terzo sicuro».
Il pacchetto, promosso dalla Presidenza danese, mira a risolvere il problema cronico per cui solo circa il 20% dei richiedenti asilo respinti viene effettivamente rimpatriato dal territorio UE. Le nuove norme prevedono un Ordine comune di Rimpatrio UE che accompagnerà le decisioni nazionali, consentendo a qualsiasi Stato Schengen di eseguire l’ordine di un altro senza dover avviare una nuova procedura. Le riforme impongono inoltre ai migranti di collaborare—fornendo impronte digitali e documenti di viaggio—pena la detenzione fino a 12 mesi.
Per il Belgio, il cui Ufficio Federale per l’Asilo ha gestito un record di 37.000 domande nel 2024, i rimpatri più rapidi potrebbero alleviare il sovraffollamento dei centri di accoglienza e ridurre la controversa pratica di ospitare i richiedenti asilo in hotel. La Segretaria di Stato belga per l’Asilo e la Migrazione, Anneleen Van Bossuyt, ha accolto con favore l’accordo, sottolineando che «si allinea al nostro obiettivo interno di ripristinare la credibilità del sistema di asilo garantendo che chi non ha bisogno di protezione lasci rapidamente il paese».
Il Consiglio ha inoltre approvato l’ampliamento della lista dei «paesi di origine sicuri»—tra cui Bangladesh, Egitto e Tunisia—e aggiornato i criteri per la designazione dei «paesi terzi sicuri». Ciò offre all’ufficio asilo belga maggiore margine di manovra per respingere le richieste provenienti da cittadini di questi paesi o per trasferire i richiedenti a Stati partner considerati sicuri.
Gli operatori della mobilità lavorativa dovranno monitorare i tempi di attuazione. Sebbene le riforme siano principalmente rivolte alla migrazione irregolare, la definizione più ampia di «paesi sicuri» potrebbe influenzare le politiche sui visti e le regole di transito, impattando potenzialmente su lavoratori distaccati a breve termine e appaltatori provenienti dai paesi appena inseriti nella lista. Le trattative finali in trilogo con il Parlamento Europeo sono previste per l’inizio del 2026, con l’entrata in vigore del Regolamento fissata per metà 2027.
Il pacchetto, promosso dalla Presidenza danese, mira a risolvere il problema cronico per cui solo circa il 20% dei richiedenti asilo respinti viene effettivamente rimpatriato dal territorio UE. Le nuove norme prevedono un Ordine comune di Rimpatrio UE che accompagnerà le decisioni nazionali, consentendo a qualsiasi Stato Schengen di eseguire l’ordine di un altro senza dover avviare una nuova procedura. Le riforme impongono inoltre ai migranti di collaborare—fornendo impronte digitali e documenti di viaggio—pena la detenzione fino a 12 mesi.
Per il Belgio, il cui Ufficio Federale per l’Asilo ha gestito un record di 37.000 domande nel 2024, i rimpatri più rapidi potrebbero alleviare il sovraffollamento dei centri di accoglienza e ridurre la controversa pratica di ospitare i richiedenti asilo in hotel. La Segretaria di Stato belga per l’Asilo e la Migrazione, Anneleen Van Bossuyt, ha accolto con favore l’accordo, sottolineando che «si allinea al nostro obiettivo interno di ripristinare la credibilità del sistema di asilo garantendo che chi non ha bisogno di protezione lasci rapidamente il paese».
Il Consiglio ha inoltre approvato l’ampliamento della lista dei «paesi di origine sicuri»—tra cui Bangladesh, Egitto e Tunisia—e aggiornato i criteri per la designazione dei «paesi terzi sicuri». Ciò offre all’ufficio asilo belga maggiore margine di manovra per respingere le richieste provenienti da cittadini di questi paesi o per trasferire i richiedenti a Stati partner considerati sicuri.
Gli operatori della mobilità lavorativa dovranno monitorare i tempi di attuazione. Sebbene le riforme siano principalmente rivolte alla migrazione irregolare, la definizione più ampia di «paesi sicuri» potrebbe influenzare le politiche sui visti e le regole di transito, impattando potenzialmente su lavoratori distaccati a breve termine e appaltatori provenienti dai paesi appena inseriti nella lista. Le trattative finali in trilogo con il Parlamento Europeo sono previste per l’inizio del 2026, con l’entrata in vigore del Regolamento fissata per metà 2027.
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