
In un imbarazzante passo falso per il programma di recupero della flotta di Qantas, l’Airbus A380 recentemente rinnovato della compagnia (numero di coda VH-OQC) è stato costretto a uscire dal servizio a Los Angeles il 10 dicembre, quando una slitta alare si è staccata durante la discesa. Il superjumbo aveva appena completato oltre tre anni di stoccaggio nel deserto e una revisione di manutenzione da 100.000 ore ad Abu Dhabi prima di riprendere i voli commerciali.
Il volo QF11 da Sydney è atterrato in sicurezza, con Qantas che ha rassicurato i passeggeri spiegando che le procedure Airbus consentono all’A380 di atterrare senza slitte. Tuttavia, l’incidente ha causato la cancellazione del volo di ritorno, lasciando a terra oltre 450 viaggiatori, tra cui l’ex ambasciatore Joe Hockey, e costringendo la compagnia a cercare soluzioni alternative nel pieno della stagione natalizia.
I primi resoconti dei passeggeri hanno inoltre segnalato problemi di alimentazione in cabina, sedili malfunzionanti e interruzioni del sistema di intrattenimento a bordo, sollevando dubbi sul controllo qualità di quella che Qantas aveva definito la sua “più grande ristrutturazione di sempre”. Gli ingegneri stanno sostituendo il pannello danneggiato, mentre l’Australian Transport Safety Bureau attende un rapporto preliminare per valutare se avviare un’indagine formale.
La messa a terra rappresenta un duro colpo per l’impegno di Qantas nel ripristinare la capacità internazionale pre-pandemia, in un momento di forte domanda per i viaggi verso gli Stati Uniti e di scarsa disponibilità di aeromobili a livello globale. I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero prepararsi a possibili modifiche ai programmi sui principali collegamenti A380, in particolare Sydney–Dallas e Sydney–Los Angeles, fino al ritorno in servizio del superjumbo. Sono in vigore politiche di biglietteria flessibili, ma la scarsità di posti potrebbe persistere durante il picco delle festività.
L’incidente mette inoltre in luce i rischi operativi legati allo stoccaggio a lungo termine degli aeromobili e l’importanza cruciale dei voli di collaudo post-manutenzione, aspetti che altre compagnie che stanno riattivando wide-body dovrebbero considerare attentamente mentre le flotte globali tornano alla normalità.
Il volo QF11 da Sydney è atterrato in sicurezza, con Qantas che ha rassicurato i passeggeri spiegando che le procedure Airbus consentono all’A380 di atterrare senza slitte. Tuttavia, l’incidente ha causato la cancellazione del volo di ritorno, lasciando a terra oltre 450 viaggiatori, tra cui l’ex ambasciatore Joe Hockey, e costringendo la compagnia a cercare soluzioni alternative nel pieno della stagione natalizia.
I primi resoconti dei passeggeri hanno inoltre segnalato problemi di alimentazione in cabina, sedili malfunzionanti e interruzioni del sistema di intrattenimento a bordo, sollevando dubbi sul controllo qualità di quella che Qantas aveva definito la sua “più grande ristrutturazione di sempre”. Gli ingegneri stanno sostituendo il pannello danneggiato, mentre l’Australian Transport Safety Bureau attende un rapporto preliminare per valutare se avviare un’indagine formale.
La messa a terra rappresenta un duro colpo per l’impegno di Qantas nel ripristinare la capacità internazionale pre-pandemia, in un momento di forte domanda per i viaggi verso gli Stati Uniti e di scarsa disponibilità di aeromobili a livello globale. I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero prepararsi a possibili modifiche ai programmi sui principali collegamenti A380, in particolare Sydney–Dallas e Sydney–Los Angeles, fino al ritorno in servizio del superjumbo. Sono in vigore politiche di biglietteria flessibili, ma la scarsità di posti potrebbe persistere durante il picco delle festività.
L’incidente mette inoltre in luce i rischi operativi legati allo stoccaggio a lungo termine degli aeromobili e l’importanza cruciale dei voli di collaudo post-manutenzione, aspetti che altre compagnie che stanno riattivando wide-body dovrebbero considerare attentamente mentre le flotte globali tornano alla normalità.
Fonte: The Australian
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