
I frontalieri che speravano in regole più favorevoli per il telelavoro dovranno attendere: l’8ª Commissione Intergovernativa franco-lussemburghese, tenutasi l’11 dicembre, si è conclusa senza un accordo sull’aumento della soglia di 34 giorni di telelavoro esenti da tassazione. Il Lussemburgo ha ribadito la sua opposizione ai meccanismi di condivisione delle entrate, mentre la delegazione francese ha citato vincoli di bilancio.
Oltre 120.000 residenti francesi lavorano nel Granducato, molti nei settori finanziario e ICT, particolarmente adatti al lavoro a distanza. Durante la pandemia hanno lavorato da casa fino al 50% delle giornate lavorative grazie a deroghe temporanee, ma dal 2023 il limite è tornato a 34 giorni all’anno prima di incorrere nell’imposizione fiscale francese. Sindacati e datori di lavoro chiedono almeno un giorno di telelavoro a settimana, pari a 50 giorni, ma il processo politico è al momento bloccato.
Per le aziende, lo status quo comporta una complessità amministrativa continua: le risorse umane devono monitorare i giorni effettivi trascorsi in Lussemburgo, rilasciare certificati annuali e adeguare le ritenute se si supera la soglia. I lavoratori rischiano la doppia imposizione in caso di errori nel conteggio, mentre l’allineamento della sicurezza sociale resta limitato al 40% di telelavoro secondo un accordo UE separato.
Le trattative riprenderanno nell’aprile 2026, ma gli osservatori sono scettici. Nel frattempo, le politiche di assegnazione dovrebbero privilegiare la presenza in loco o valutare il trasferimento contrattuale in Francia per chi insiste su percentuali di telelavoro più elevate.
Oltre 120.000 residenti francesi lavorano nel Granducato, molti nei settori finanziario e ICT, particolarmente adatti al lavoro a distanza. Durante la pandemia hanno lavorato da casa fino al 50% delle giornate lavorative grazie a deroghe temporanee, ma dal 2023 il limite è tornato a 34 giorni all’anno prima di incorrere nell’imposizione fiscale francese. Sindacati e datori di lavoro chiedono almeno un giorno di telelavoro a settimana, pari a 50 giorni, ma il processo politico è al momento bloccato.
Per le aziende, lo status quo comporta una complessità amministrativa continua: le risorse umane devono monitorare i giorni effettivi trascorsi in Lussemburgo, rilasciare certificati annuali e adeguare le ritenute se si supera la soglia. I lavoratori rischiano la doppia imposizione in caso di errori nel conteggio, mentre l’allineamento della sicurezza sociale resta limitato al 40% di telelavoro secondo un accordo UE separato.
Le trattative riprenderanno nell’aprile 2026, ma gli osservatori sono scettici. Nel frattempo, le politiche di assegnazione dovrebbero privilegiare la presenza in loco o valutare il trasferimento contrattuale in Francia per chi insiste su percentuali di telelavoro più elevate.