
Il Regno Unito si prepara alla stagione di viaggi natalizi più caotica dall’inizio della pandemia, con circa 1.000 membri del sindacato Public and Commercial Services (PCS), che operano ai varchi della UK Border Force, pronti a uno sciopero di otto giorni a partire dal 23 dicembre. L’azione sindacale, scatenata da una disputa su salari, pensioni e sicurezza del posto di lavoro, colpirà gli aeroporti di Heathrow, Gatwick, Manchester, Birmingham, Cardiff e Glasgow, oltre al porto di Newhaven. Solo a Heathrow sono previsti 579 voli in arrivo nel primo giorno di sciopero, con oltre 10.000 passeggeri attesi prima delle 7 del mattino. I piani di emergenza del governo prevedono l’impiego di 1.200 militari e 1.000 funzionari civili, ma i modelli della Border Force ammettono che “una forza lavoro di emergenza non potrà operare con la stessa efficienza del personale permanente”.
Compagnie aeree e aeroporti stanno correndo ai ripari per limitare i disagi. Heathrow ha chiesto alle compagnie di ridurre i carichi in arrivo e diverse compagnie a lungo raggio, tra cui British Airways e Virgin Atlantic, hanno sospeso la vendita di nuovi biglietti per i giorni centrali dello sciopero. Gli aeroporti avvertono che, se non si distribuiranno gli arrivi, gli aerei potrebbero essere parcheggiati in piazzole remote, causando ritardi nelle partenze e possibili cancellazioni dell’ultimo minuto, un problema serio soprattutto per i viaggiatori d’affari con coincidenze strette.
Gli e-Gate resteranno aperti, ma non coprono tutti gli arrivi (ad esempio, bambini sotto i 12 anni e molti titolari di passaporti non UE). I viaggiatori devono quindi aspettarsi code all’immigrazione di 60-90 minuti nelle ore di punta, con il rischio maggiore per i voli nordamericani in arrivo a tarda mattinata e quelli dal Medio Oriente e Asia in serata. La Business Travel Association ha invitato le aziende a prevedere almeno quattro ore di margine tra l’arrivo previsto e le partenze successive in treno o aereo, o a optare per scali in hub europei quando possibile.
Oltre al caos immediato delle festività, l’episodio mette in luce le fragilità strutturali delle risorse al confine britannico. Il PCS denuncia che il salario reale medio è calato del 14% dal 2010, alimentando un tasso di abbandono che lascia il confine “a un’assenza per malattia dal collasso” anche fuori dai periodi di sciopero. Il Ministero dell’Interno replica che l’ultimo accordo per il 2025 prevede già 2.400 nuovi agenti della Border Force e che aspettarsi aumenti “oltre l’inflazione” è irrealistico. Con il PCS che sta votando ulteriori scioperi per la settimana di metà febbraio, le aziende devono prepararsi a disagi prolungati anche nel 2026.
Compagnie aeree e aeroporti stanno correndo ai ripari per limitare i disagi. Heathrow ha chiesto alle compagnie di ridurre i carichi in arrivo e diverse compagnie a lungo raggio, tra cui British Airways e Virgin Atlantic, hanno sospeso la vendita di nuovi biglietti per i giorni centrali dello sciopero. Gli aeroporti avvertono che, se non si distribuiranno gli arrivi, gli aerei potrebbero essere parcheggiati in piazzole remote, causando ritardi nelle partenze e possibili cancellazioni dell’ultimo minuto, un problema serio soprattutto per i viaggiatori d’affari con coincidenze strette.
Gli e-Gate resteranno aperti, ma non coprono tutti gli arrivi (ad esempio, bambini sotto i 12 anni e molti titolari di passaporti non UE). I viaggiatori devono quindi aspettarsi code all’immigrazione di 60-90 minuti nelle ore di punta, con il rischio maggiore per i voli nordamericani in arrivo a tarda mattinata e quelli dal Medio Oriente e Asia in serata. La Business Travel Association ha invitato le aziende a prevedere almeno quattro ore di margine tra l’arrivo previsto e le partenze successive in treno o aereo, o a optare per scali in hub europei quando possibile.
Oltre al caos immediato delle festività, l’episodio mette in luce le fragilità strutturali delle risorse al confine britannico. Il PCS denuncia che il salario reale medio è calato del 14% dal 2010, alimentando un tasso di abbandono che lascia il confine “a un’assenza per malattia dal collasso” anche fuori dai periodi di sciopero. Il Ministero dell’Interno replica che l’ultimo accordo per il 2025 prevede già 2.400 nuovi agenti della Border Force e che aspettarsi aumenti “oltre l’inflazione” è irrealistico. Con il PCS che sta votando ulteriori scioperi per la settimana di metà febbraio, le aziende devono prepararsi a disagi prolungati anche nel 2026.
Fonte: London Daily
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