
L'amnistia storica della Spagna, sancita dal decreto reale del 27 gennaio e rilanciata ieri (11 febbraio) dal settimanale cattolico America Magazine, sta rapidamente trasformando il panorama migratorio del paese. La misura offre a circa 500.000 stranieri irregolari – oltre ai richiedenti asilo che hanno presentato domanda entro il 31 dicembre 2025 – la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno e lavoro iniziale di un anno, rinnovabile e successivamente convertibile nelle categorie standard di immigrazione. I richiedenti devono solo dimostrare cinque mesi di residenza continuativa e l'assenza di precedenti penali.
Per la Chiesa cattolica spagnola, che ha contribuito a raccogliere oltre 700.000 firme per l'iniziativa popolare sottostante, il decreto rappresenta il culmine di quattro anni di lobbying ecumenico. La Conferenza Episcopale Spagnola ha definito la misura un “atto di giustizia sociale”, sostenendo che la regolarizzazione proteggerà i lavoratori vulnerabili e colmerà le lacune nel mercato del lavoro, mentre la disoccupazione scende sotto il 10% per la prima volta dal 2008. Anche gli analisti della Banca di Spagna e del FMI sottolineano che gli immigrati contribuiscono in modo sproporzionato alla crescita del PIL e ai contributi previdenziali.
I responsabili dei viaggi d'affari e della mobilità globale devono prepararsi a un picco di domande di regolarizzazione tra aprile e il 30 giugno, quando si aprirà la finestra temporale. Le aziende che già impiegano lavoratori irregolari – soprattutto nei settori dell’ospitalità, agricoltura, logistica e assistenza domestica – possono ora formalizzare i contratti, riducendo i rischi legali e sbloccando i diritti di mobilità intra-UE dopo cinque anni di residenza. I team HR dovrebbero organizzare in anticipo adeguamenti salariali, iscrizioni alla previdenza sociale e coperture assicurative sanitarie, poiché le autorità prevedono centinaia di migliaia di appuntamenti elettronici.
Sul piano politico, il decreto ha scatenato una dura reazione da parte del partito di destra Vox, che lo definisce un “fattore di attrazione” per l’immigrazione irregolare. Tuttavia, i primi sondaggi di Celtiberia Data mostrano che il 56% degli spagnoli è d’accordo sul fatto che i residenti di lungo periodo meritino un permesso, e la Commissione Europea ha confermato che la regolarizzazione è una competenza nazionale, purché siano rispettati i controlli di sicurezza di Schengen. Madrid assicura che ogni richiedente sarà sottoposto a verifica biometrica e controlli incrociati con il nuovo Sistema di Entrata/Uscita (EES) dell’UE.
In pratica, l’amnistia dovrebbe uniformare i costi del lavoro tra i settori, ridurre l’economia sommersa e ampliare la base fiscale spagnola. Potrebbe inoltre influenzare le politiche di Francia e Italia, dove le lobby imprenditoriali spingono per proprie campagne di regolarizzazione in un contesto di carenza cronica di competenze. Per le multinazionali, la Spagna lancia un segnale chiaro: intende competere per i talenti stranieri sia nel segmento ad alta specializzazione (visto per nomadi digitali, Legge Beckham) sia in quello a bassa specializzazione – un’apertura a doppio binario che la distingue all’interno dell’UE.
Per la Chiesa cattolica spagnola, che ha contribuito a raccogliere oltre 700.000 firme per l'iniziativa popolare sottostante, il decreto rappresenta il culmine di quattro anni di lobbying ecumenico. La Conferenza Episcopale Spagnola ha definito la misura un “atto di giustizia sociale”, sostenendo che la regolarizzazione proteggerà i lavoratori vulnerabili e colmerà le lacune nel mercato del lavoro, mentre la disoccupazione scende sotto il 10% per la prima volta dal 2008. Anche gli analisti della Banca di Spagna e del FMI sottolineano che gli immigrati contribuiscono in modo sproporzionato alla crescita del PIL e ai contributi previdenziali.
I responsabili dei viaggi d'affari e della mobilità globale devono prepararsi a un picco di domande di regolarizzazione tra aprile e il 30 giugno, quando si aprirà la finestra temporale. Le aziende che già impiegano lavoratori irregolari – soprattutto nei settori dell’ospitalità, agricoltura, logistica e assistenza domestica – possono ora formalizzare i contratti, riducendo i rischi legali e sbloccando i diritti di mobilità intra-UE dopo cinque anni di residenza. I team HR dovrebbero organizzare in anticipo adeguamenti salariali, iscrizioni alla previdenza sociale e coperture assicurative sanitarie, poiché le autorità prevedono centinaia di migliaia di appuntamenti elettronici.
Sul piano politico, il decreto ha scatenato una dura reazione da parte del partito di destra Vox, che lo definisce un “fattore di attrazione” per l’immigrazione irregolare. Tuttavia, i primi sondaggi di Celtiberia Data mostrano che il 56% degli spagnoli è d’accordo sul fatto che i residenti di lungo periodo meritino un permesso, e la Commissione Europea ha confermato che la regolarizzazione è una competenza nazionale, purché siano rispettati i controlli di sicurezza di Schengen. Madrid assicura che ogni richiedente sarà sottoposto a verifica biometrica e controlli incrociati con il nuovo Sistema di Entrata/Uscita (EES) dell’UE.
In pratica, l’amnistia dovrebbe uniformare i costi del lavoro tra i settori, ridurre l’economia sommersa e ampliare la base fiscale spagnola. Potrebbe inoltre influenzare le politiche di Francia e Italia, dove le lobby imprenditoriali spingono per proprie campagne di regolarizzazione in un contesto di carenza cronica di competenze. Per le multinazionali, la Spagna lancia un segnale chiaro: intende competere per i talenti stranieri sia nel segmento ad alta specializzazione (visto per nomadi digitali, Legge Beckham) sia in quello a bassa specializzazione – un’apertura a doppio binario che la distingue all’interno dell’UE.
Fonte: America Magazine
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