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La Svizzera fissa per il 14 giugno il voto sul controverso limite di 10 milioni di abitanti

feb 15, 2026
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La Svizzera fissa per il 14 giugno il voto sul controverso limite di 10 milioni di abitanti
Il prossimo capitolo del dibattito svizzero sull'immigrazione si deciderà alle urne il 14 giugno 2026. Questa mattina la Cancelleria Federale ha confermato che gli elettori si esprimeranno sull'iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!” promossa dal partito di destra Unione Democratica di Centro (UDC). La proposta mira a inserire nella Costituzione l’obiettivo di mantenere la popolazione residente – inclusi gli stranieri con permessi validi – sotto i 10 milioni entro il 2050. Al raggiungimento di 9,5 milioni, il Consiglio Federale dovrebbe attivare un primo pacchetto di restrizioni su nuovi permessi di soggiorno, visti per ricongiungimenti familiari e richieste d’asilo; superata la soglia dei 10 milioni, la Svizzera sarebbe obbligata a rinunciare all’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE, a meno che Bruxelles non accetti di applicare lo stesso limite.

La crescita trainata dall’immigrazione ha portato la Svizzera da 8 milioni di abitanti nel 2013 a 9,1 milioni alla fine del 2025, con cittadini stranieri che rappresentano circa il 30% della popolazione e un afflusso netto di 180.000 persone solo nell’ultimo anno. L’UDC sostiene che questa tendenza non sia sostenibile per il mercato immobiliare, i trasporti e l’ambiente, e che il regime di libera circolazione lasci Berna senza “veri freni”. I manifesti del partito, con treni pendolari affollati e palazzi sovraffollati, sono già comparsi nelle stazioni ferroviarie di tutto il Paese.

La Svizzera fissa per il 14 giugno il voto sul controverso limite di 10 milioni di abitanti


I leader economici e il centrodestra avvertono che un tetto massimo avrebbe effetti controproducenti. Multinazionali come Roche, UBS e Nestlé sottolineano che un infermiere su tre negli ospedali, metà della forza lavoro edile e la maggior parte degli ingegneri informatici sono cittadini stranieri. Economiesuisse definisce l’iniziativa un “caos” che aggraverebbe la carenza di manodopera, metterebbe a rischio i finanziamenti pensionistici e comprometterebbe l’accesso al mercato unico europeo, che assorbe il 60% delle esportazioni svizzere.

Nel sistema di democrazia diretta svizzero, una maggioranza semplice di votanti e cantoni può inserire la misura nella Costituzione. I sondaggi di dicembre mostrano un elettorato quasi diviso a metà, con il 48% favorevole e il 45% contrario, preannunciando una campagna accesa. Consiglio Federale e Parlamento hanno già raccomandato il rifiuto, ma il passato dell’UDC – incluso il voto del 2014 che approvò di misura le quote per i lavoratori UE – rende l’esito incerto.

Per i team di mobilità globale e risorse umane le implicazioni sono evidenti: un “Sì” imporrebbe una revisione radicale dei canali d’immigrazione svizzeri, l’introduzione di limiti annuali rigidi sui nuovi permessi e quasi certamente la sospensione della partecipazione del Paese all’area Schengen. Le aziende con un’ampia forza lavoro di espatriati o frontalieri dovrebbero iniziare a pianificare scenari di emergenza, modellare gli scenari di personale al raggiungimento della soglia di 9,5 milioni e rivedere le politiche di assegnazione basate sul regime di libera circolazione con l’UE.
Fonte: Mezha

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