
L'Ufficio federale dell'ambiente, in qualità di piattaforma di pubblicazione per i comunicati stampa federali, ha annunciato il 13 febbraio 2026 che il protocollo di modifica all'accordo contro la doppia imposizione tra Italia e Svizzera (DTA) è entrato ufficialmente in vigore. Retroattivamente valido dal 1° gennaio 2024, il protocollo stabilisce una soluzione permanente per i lavoratori frontalieri che dividono il loro tempo tra un luogo di lavoro svizzero e un ufficio domestico in Italia.
Secondo le nuove regole, i lavoratori transfrontalieri possono svolgere fino al 25% del loro orario annuo di lavoro da casa in Italia senza perdere lo status di frontaliero ai fini fiscali. Il reddito percepito durante questi giorni di lavoro da remoto continuerà a essere tassato in Svizzera e soggetto al regime di ritenuta alla fonte già noto ai reparti HR, un sollievo per le multinazionali con team di shared services o finanza residenti in Lombardia e Piemonte.
L'accordo sostituisce l'intesa temporanea adottata durante la pandemia, scaduta a fine 2023, e offre certezza di pianificazione a lungo termine per circa 75.000 residenti italiani che si spostano quotidianamente verso i cantoni Ticino, Vallese e Grigioni. I fornitori di servizi payroll dovranno però conservare le prove della suddivisione del tempo lavorativo, mentre le aziende dovranno dotarsi di sistemi interni in grado di segnalare il superamento della soglia del 25%, per evitare di innescare involontariamente conseguenze fiscali e previdenziali italiane.
Per i mobility manager la notizia principale è la chiarezza: le missioni possono essere organizzate con uno o due giorni di lavoro da remoto a settimana senza timore di doppia imposizione, a patto che il limite del 25% venga rispettato su un periodo di 12 mesi. Le aziende con un numero elevato di lavoratori in smart working dovrebbero aggiornare i propri strumenti di allocazione dei costi interni e di monitoraggio dei viaggi di lavoro. Il protocollo armonizza inoltre i meccanismi di risoluzione delle controversie e le clausole di assistenza reciproca, facilitando la gestione delle verifiche fiscali da entrambe le parti del confine.
L'Italia è il terzo paese confinante con la Svizzera (dopo Francia e Germania) a formalizzare le soglie per il lavoro da casa post-pandemia. Gli osservatori prevedono che Berna e Roma rivedranno il limite nel 2028, quando le regole UE di coordinamento della sicurezza sociale potrebbero consentire una soglia di telelavoro più alta, pari al 49,9%, già adottata da diversi stati EFTA.
Secondo le nuove regole, i lavoratori transfrontalieri possono svolgere fino al 25% del loro orario annuo di lavoro da casa in Italia senza perdere lo status di frontaliero ai fini fiscali. Il reddito percepito durante questi giorni di lavoro da remoto continuerà a essere tassato in Svizzera e soggetto al regime di ritenuta alla fonte già noto ai reparti HR, un sollievo per le multinazionali con team di shared services o finanza residenti in Lombardia e Piemonte.
L'accordo sostituisce l'intesa temporanea adottata durante la pandemia, scaduta a fine 2023, e offre certezza di pianificazione a lungo termine per circa 75.000 residenti italiani che si spostano quotidianamente verso i cantoni Ticino, Vallese e Grigioni. I fornitori di servizi payroll dovranno però conservare le prove della suddivisione del tempo lavorativo, mentre le aziende dovranno dotarsi di sistemi interni in grado di segnalare il superamento della soglia del 25%, per evitare di innescare involontariamente conseguenze fiscali e previdenziali italiane.
Per i mobility manager la notizia principale è la chiarezza: le missioni possono essere organizzate con uno o due giorni di lavoro da remoto a settimana senza timore di doppia imposizione, a patto che il limite del 25% venga rispettato su un periodo di 12 mesi. Le aziende con un numero elevato di lavoratori in smart working dovrebbero aggiornare i propri strumenti di allocazione dei costi interni e di monitoraggio dei viaggi di lavoro. Il protocollo armonizza inoltre i meccanismi di risoluzione delle controversie e le clausole di assistenza reciproca, facilitando la gestione delle verifiche fiscali da entrambe le parti del confine.
L'Italia è il terzo paese confinante con la Svizzera (dopo Francia e Germania) a formalizzare le soglie per il lavoro da casa post-pandemia. Gli osservatori prevedono che Berna e Roma rivedranno il limite nel 2028, quando le regole UE di coordinamento della sicurezza sociale potrebbero consentire una soglia di telelavoro più alta, pari al 49,9%, già adottata da diversi stati EFTA.