
Il 13 febbraio, l’unità della Guardia di Frontiera di Śląsk ha condotto una delle più grandi operazioni di controllo sul lavoro dell’anno, intervenendo in un sito produttivo vicino a Nysa, nella Voivodina di Opole. A seguito di un’ispezione di routine, gli agenti hanno scoperto 32 filippini e sei colombiani impegnati in attività di assemblaggio senza i permessi di lavoro o il diritto di soggiorno necessari.
Secondo il comunicato della Guardia di Frontiera, i migranti erano stati distaccati da un’agenzia per il lavoro che non aveva ottenuto nemmeno le autorizzazioni di base. Trentasette lavoratori hanno già ricevuto ordini di espulsione e un divieto di reingresso nell’area Schengen della durata di 12 mesi. Quattro colombiani, sospettati di aver attraversato il confine illegalmente, sono ora accusati penalmente ai sensi dell’articolo 264 §2 del Codice Penale polacco.
Le indagini hanno aperto procedimenti separati contro l’agenzia per il lavoro e il suo subappaltatore locale. I documenti sequestrati il 9 febbraio determineranno se la violazione sia stata dovuta a negligenza o a un piano deliberato per fornire manodopera irregolare. Le sanzioni per lavoro illegale possono arrivare fino a 50.000 PLN (circa 11.700 €) per lavoratore, in seguito alle modifiche legislative del 2025 che hanno inasprito la responsabilità delle aziende.
L’operazione mette in luce l’attenzione crescente della Polonia al rispetto delle norme, dopo l’eliminazione del requisito del test di mercato del lavoro lo scorso giugno. Sebbene i tempi di autorizzazione per assunzioni legali siano migliorati, le autorità compensano con ispezioni più frequenti e sanzioni più severe. Le multinazionali che utilizzano catene di outsourcing sono invitate a rafforzare i controlli sui fornitori, poiché “li ho assunti tramite un’agenzia” non è più una giustificazione valida.
Per i lavoratori stranieri già presenti in Polonia, il caso ricorda che le violazioni dello status comportano ordini di espulsione automatici e divieti di ingresso nell’area Schengen. Le aziende devono verificare che ogni cittadino di paesi terzi possieda un permesso di soggiorno polacco valido o un’autorizzazione al lavoro, indipendentemente dall’intermediario che ha emesso il contratto.
Secondo il comunicato della Guardia di Frontiera, i migranti erano stati distaccati da un’agenzia per il lavoro che non aveva ottenuto nemmeno le autorizzazioni di base. Trentasette lavoratori hanno già ricevuto ordini di espulsione e un divieto di reingresso nell’area Schengen della durata di 12 mesi. Quattro colombiani, sospettati di aver attraversato il confine illegalmente, sono ora accusati penalmente ai sensi dell’articolo 264 §2 del Codice Penale polacco.
Le indagini hanno aperto procedimenti separati contro l’agenzia per il lavoro e il suo subappaltatore locale. I documenti sequestrati il 9 febbraio determineranno se la violazione sia stata dovuta a negligenza o a un piano deliberato per fornire manodopera irregolare. Le sanzioni per lavoro illegale possono arrivare fino a 50.000 PLN (circa 11.700 €) per lavoratore, in seguito alle modifiche legislative del 2025 che hanno inasprito la responsabilità delle aziende.
L’operazione mette in luce l’attenzione crescente della Polonia al rispetto delle norme, dopo l’eliminazione del requisito del test di mercato del lavoro lo scorso giugno. Sebbene i tempi di autorizzazione per assunzioni legali siano migliorati, le autorità compensano con ispezioni più frequenti e sanzioni più severe. Le multinazionali che utilizzano catene di outsourcing sono invitate a rafforzare i controlli sui fornitori, poiché “li ho assunti tramite un’agenzia” non è più una giustificazione valida.
Per i lavoratori stranieri già presenti in Polonia, il caso ricorda che le violazioni dello status comportano ordini di espulsione automatici e divieti di ingresso nell’area Schengen. Le aziende devono verificare che ogni cittadino di paesi terzi possieda un permesso di soggiorno polacco valido o un’autorizzazione al lavoro, indipendentemente dall’intermediario che ha emesso il contratto.
Fonte: TVS (Katowice)