
Il Ministero dell’Interno ha confermato che, a partire dal 25 febbraio 2026, i cittadini britannici con doppia nazionalità non potranno più entrare nel Regno Unito utilizzando solo il passaporto della loro altra nazionalità. Sarà invece obbligatorio presentare un passaporto britannico valido o un certificato di diritto di soggiorno (CoE) incollato nel passaporto straniero. Il CoE ha un costo di £589, deve essere rinnovato ogni volta che il passaporto straniero viene sostituito e può richiedere settimane per essere ottenuto.
Le autorità spiegano che questa misura chiude una falla nel nuovo sistema di Autorizzazione Elettronica di Viaggio (ETA). Poiché le ETA sono disponibili solo per viaggiatori non britannici e non irlandesi, un cittadino britannico con doppia nazionalità che tentasse di entrare con un passaporto straniero non potrebbe ottenere l’ETA, pur avendo il diritto legale di ingresso. Compagnie aeree e operatori di traghetti non avrebbero conferma elettronica di questo diritto, creando confusione al check-in. Insistendo sul passaporto britannico o sul CoE, il Ministero dell’Interno sostiene che il Regno Unito avrà la stessa chiarezza richiesta da Stati Uniti e Canada per i loro cittadini con doppia nazionalità.
Per molti britannici residenti all’estero, però, questa nuova regola è stata una sorpresa. Pensionati che hanno lasciato scadere i vecchi passaporti blu, giovani adulti che non ne hanno mai fatto richiesta e cittadini di paesi che vietano la doppia cittadinanza si trovano ad affrontare costi imprevisti e burocrazia. Le testimonianze raccolte dal Guardian raccontano di anziani genitori che hanno dovuto rinunciare a visite familiari pianificate da tempo e di professionisti a metà carriera che stanno valutando di rinunciare alla cittadinanza britannica. Gruppi di advocacy che rappresentano circa 1,2 milioni di britannici con doppia nazionalità all’estero accusano il governo di scarsa comunicazione e di penalizzare persone che vivono legalmente all’estero da decenni.
Le compagnie aeree stanno aggiornando rapidamente i sistemi di check-in per segnalare i passeggeri con doppia nazionalità. Le società di gestione viaggi consigliano ai team di mobilità aziendale di verificare immediatamente i dati dei passaporti dei dipendenti: chi arriva nel Regno Unito senza il documento corretto sarà negato all’imbarco e la compagnia sarà multata. I datori di lavoro dovrebbero prevedere un budget per il rinnovo urgente dei passaporti e, se i tempi non lo permettono, per il CoE come soluzione temporanea.
Gli esperti legali sottolineano che questa modifica rafforza la tendenza del Regno Unito verso confini completamente digitali. Quando ETA e eVisa diventeranno le uniche forme di “permesso di viaggio”, ogni passeggero – compresi i cittadini britannici – avrà un’identità digitale unica e inequivocabile collegata al chip del passaporto. Per chi organizza viaggi di lavoro, il messaggio è chiaro: il passaporto britannico deve diventare il documento di viaggio predefinito per ogni dipendente che lo possiede, ben prima della scadenza di febbraio.
Le autorità spiegano che questa misura chiude una falla nel nuovo sistema di Autorizzazione Elettronica di Viaggio (ETA). Poiché le ETA sono disponibili solo per viaggiatori non britannici e non irlandesi, un cittadino britannico con doppia nazionalità che tentasse di entrare con un passaporto straniero non potrebbe ottenere l’ETA, pur avendo il diritto legale di ingresso. Compagnie aeree e operatori di traghetti non avrebbero conferma elettronica di questo diritto, creando confusione al check-in. Insistendo sul passaporto britannico o sul CoE, il Ministero dell’Interno sostiene che il Regno Unito avrà la stessa chiarezza richiesta da Stati Uniti e Canada per i loro cittadini con doppia nazionalità.
Per molti britannici residenti all’estero, però, questa nuova regola è stata una sorpresa. Pensionati che hanno lasciato scadere i vecchi passaporti blu, giovani adulti che non ne hanno mai fatto richiesta e cittadini di paesi che vietano la doppia cittadinanza si trovano ad affrontare costi imprevisti e burocrazia. Le testimonianze raccolte dal Guardian raccontano di anziani genitori che hanno dovuto rinunciare a visite familiari pianificate da tempo e di professionisti a metà carriera che stanno valutando di rinunciare alla cittadinanza britannica. Gruppi di advocacy che rappresentano circa 1,2 milioni di britannici con doppia nazionalità all’estero accusano il governo di scarsa comunicazione e di penalizzare persone che vivono legalmente all’estero da decenni.
Le compagnie aeree stanno aggiornando rapidamente i sistemi di check-in per segnalare i passeggeri con doppia nazionalità. Le società di gestione viaggi consigliano ai team di mobilità aziendale di verificare immediatamente i dati dei passaporti dei dipendenti: chi arriva nel Regno Unito senza il documento corretto sarà negato all’imbarco e la compagnia sarà multata. I datori di lavoro dovrebbero prevedere un budget per il rinnovo urgente dei passaporti e, se i tempi non lo permettono, per il CoE come soluzione temporanea.
Gli esperti legali sottolineano che questa modifica rafforza la tendenza del Regno Unito verso confini completamente digitali. Quando ETA e eVisa diventeranno le uniche forme di “permesso di viaggio”, ogni passeggero – compresi i cittadini britannici – avrà un’identità digitale unica e inequivocabile collegata al chip del passaporto. Per chi organizza viaggi di lavoro, il messaggio è chiaro: il passaporto britannico deve diventare il documento di viaggio predefinito per ogni dipendente che lo possiede, ben prima della scadenza di febbraio.
Fonte: The Guardian
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