
Il governo svizzero ha ufficialmente fissato al 14 giugno 2026 il voto nazionale sull’iniziativa del Partito Popolare Svizzero (SVP) che mira a bloccare la popolazione residente permanente sotto i dieci milioni e ad attivare misure d’emergenza una volta superata la soglia dei 9,5 milioni. Annunciata il 18 febbraio, la consultazione riapre una frattura tra i pragmatisti economici, che si affidano ai talenti stranieri, e un movimento populista che attribuisce all’immigrazione la responsabilità della carenza di alloggi e del congestionamento dei trasporti.
Se approvata, l’iniziativa obbligherebbe le autorità a inasprire le regole per il ricongiungimento familiare, limitare le ammissioni per asilo e – come ultima risorsa – rescindere l’accordo sulla libera circolazione con l’UE. Per le multinazionali le conseguenze potrebbero essere pesanti: l’accordo garantisce l’accesso a oltre 440 milioni di lavoratori UE, che attualmente coprono un posto su quattro in Svizzera, dagli ingegneri farmaceutici di Basilea al personale delle località sciistiche dei Grigioni.
I gruppi imprenditoriali non hanno perso tempo a mobilitarsi. Il colosso farmaceutico Roche ha avvertito che la carenza di talenti metterebbe a rischio l’espansione da 3 miliardi di franchi in R&S a Zurigo-Schlieren, mentre UBS ha dichiarato che potrebbe dover trasferire alcune funzioni di back-office in Lussemburgo se diventasse più difficile assumere specialisti IT stranieri. Anche la Federazione Sindacale Svizzera, solitamente in contrasto con le grandi imprese, si oppone al tetto, sostenendo che la carenza di manodopera aumenterebbe gli straordinari e comprometterebbe la sicurezza sul lavoro.
I sondaggi mostrano una competizione serrata: un’indagine gfs.bern di dicembre 2025 rilevava il 48% a favore, il 42% contro e il 10% indecisi – entro il margine di errore. I promotori di entrambe le fazioni hanno ora quattro mesi per convincere gli elettori. I responsabili della mobilità dovrebbero monitorare attentamente l’andamento dell’opinione pubblica; una vittoria dell’SVP costringerebbe le aziende a rivedere i modelli di pianificazione del personale e ad accelerare le assunzioni critiche dall’UE prima che scattino eventuali quote.
Se approvata, l’iniziativa obbligherebbe le autorità a inasprire le regole per il ricongiungimento familiare, limitare le ammissioni per asilo e – come ultima risorsa – rescindere l’accordo sulla libera circolazione con l’UE. Per le multinazionali le conseguenze potrebbero essere pesanti: l’accordo garantisce l’accesso a oltre 440 milioni di lavoratori UE, che attualmente coprono un posto su quattro in Svizzera, dagli ingegneri farmaceutici di Basilea al personale delle località sciistiche dei Grigioni.
I gruppi imprenditoriali non hanno perso tempo a mobilitarsi. Il colosso farmaceutico Roche ha avvertito che la carenza di talenti metterebbe a rischio l’espansione da 3 miliardi di franchi in R&S a Zurigo-Schlieren, mentre UBS ha dichiarato che potrebbe dover trasferire alcune funzioni di back-office in Lussemburgo se diventasse più difficile assumere specialisti IT stranieri. Anche la Federazione Sindacale Svizzera, solitamente in contrasto con le grandi imprese, si oppone al tetto, sostenendo che la carenza di manodopera aumenterebbe gli straordinari e comprometterebbe la sicurezza sul lavoro.
I sondaggi mostrano una competizione serrata: un’indagine gfs.bern di dicembre 2025 rilevava il 48% a favore, il 42% contro e il 10% indecisi – entro il margine di errore. I promotori di entrambe le fazioni hanno ora quattro mesi per convincere gli elettori. I responsabili della mobilità dovrebbero monitorare attentamente l’andamento dell’opinione pubblica; una vittoria dell’SVP costringerebbe le aziende a rivedere i modelli di pianificazione del personale e ad accelerare le assunzioni critiche dall’UE prima che scattino eventuali quote.
Fonte: Swiss Observer
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