
La Corte Costituzionale del Belgio ha inflitto un duro colpo alla coalizione federale il 26 febbraio 2026, sospendendo diversi pilastri del pacchetto asilo di luglio-agosto 2025 che il Primo Ministro Bart De Wever aveva definito “la politica migratoria più severa nella storia del Belgio”. In due sentenze provvisorie distinte, la Corte ha rilevato che le nuove regole più restrittive per il ricongiungimento familiare e i limiti all’accoglienza per alcuni richiedenti asilo potrebbero violare le direttive UE e i principi fondamentali dei diritti umani. L’attenzione si è concentrata soprattutto sul controverso periodo di attesa di due anni e sulle soglie di reddito significativamente più alte per i beneficiari di protezione sussidiaria che intendono portare con sé coniugi o figli in Belgio. I giudici hanno evidenziato “gravi indizi” di sproporzione nelle misure, rinviando quindi cinque questioni preliminari alla Corte di Giustizia dell’UE; le norme belghe restano sospese fino a quando il Lussemburgo non fornirà indicazioni, un processo che potrebbe richiedere diversi mesi.
La sospensione ha conseguenze immediate e pratiche per i team di mobilità globale. I responsabili delle risorse umane che avevano consigliato ai trasferiti di posticipare le domande per i familiari a carico devono ora tornare al quadro normativo precedente ad agosto 2025: non si applica alcun periodo di attesa aggiuntivo e torna a valere il parametro salariale più basso pre-2025 per la prova dei mezzi di sostentamento. Tuttavia, gli esperti di immigrazione avvertono che gli uffici comunali potrebbero necessitare di un breve periodo di adattamento mentre le nuove istruzioni vengono recepite. Le aziende dovrebbero prevedere un margine di 2-3 settimane nelle date di inizio per i familiari coinvolti e prepararsi a ripresentare i documenti respinti in base alle regole più rigide.
Oltre al ricongiungimento familiare, la Corte ha anche sospeso le disposizioni che limitavano l’accesso ai centri di accoglienza per i richiedenti che già godono di protezione in un altro paese UE e l’eliminazione delle indennità in circostanze eccezionali. Le ONG hanno salutato la sentenza come un “messaggio cristallino” che i diritti fondamentali non possono essere sacrificati per ragioni politiche, mentre la Ministra per la Migrazione Anneleen Van Bossuyt ha sostenuto che il giudizio riguarda “solo una piccolissima minoranza” di casi e ha previsto che il prossimo Patto UE sulla Migrazione convaliderà infine l’approccio del governo.
Per i datori di lavoro multinazionali, la sentenza porta una chiarezza ben accolta: l’ambiente legale torna – almeno per ora – al noto quadro pre-2025. Tuttavia, è probabile che la politica migratoria rimanga instabile nel biennio 2026-27, in attesa delle indicazioni della Corte di Giustizia UE e dell’entrata in vigore del nuovo Patto UE. I responsabili della mobilità globale dovrebbero quindi mantenere aggiornati gli stakeholder interni su possibili ulteriori cambiamenti e assicurarsi che le previsioni di costo delle missioni includano una riserva per spese legali e alloggi temporanei, qualora dovessero ripresentarsi problemi di capacità di accoglienza.
La sospensione ha conseguenze immediate e pratiche per i team di mobilità globale. I responsabili delle risorse umane che avevano consigliato ai trasferiti di posticipare le domande per i familiari a carico devono ora tornare al quadro normativo precedente ad agosto 2025: non si applica alcun periodo di attesa aggiuntivo e torna a valere il parametro salariale più basso pre-2025 per la prova dei mezzi di sostentamento. Tuttavia, gli esperti di immigrazione avvertono che gli uffici comunali potrebbero necessitare di un breve periodo di adattamento mentre le nuove istruzioni vengono recepite. Le aziende dovrebbero prevedere un margine di 2-3 settimane nelle date di inizio per i familiari coinvolti e prepararsi a ripresentare i documenti respinti in base alle regole più rigide.
Oltre al ricongiungimento familiare, la Corte ha anche sospeso le disposizioni che limitavano l’accesso ai centri di accoglienza per i richiedenti che già godono di protezione in un altro paese UE e l’eliminazione delle indennità in circostanze eccezionali. Le ONG hanno salutato la sentenza come un “messaggio cristallino” che i diritti fondamentali non possono essere sacrificati per ragioni politiche, mentre la Ministra per la Migrazione Anneleen Van Bossuyt ha sostenuto che il giudizio riguarda “solo una piccolissima minoranza” di casi e ha previsto che il prossimo Patto UE sulla Migrazione convaliderà infine l’approccio del governo.
Per i datori di lavoro multinazionali, la sentenza porta una chiarezza ben accolta: l’ambiente legale torna – almeno per ora – al noto quadro pre-2025. Tuttavia, è probabile che la politica migratoria rimanga instabile nel biennio 2026-27, in attesa delle indicazioni della Corte di Giustizia UE e dell’entrata in vigore del nuovo Patto UE. I responsabili della mobilità globale dovrebbero quindi mantenere aggiornati gli stakeholder interni su possibili ulteriori cambiamenti e assicurarsi che le previsioni di costo delle missioni includano una riserva per spese legali e alloggi temporanei, qualora dovessero ripresentarsi problemi di capacità di accoglienza.
Fonte: Euronews
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