
Nel bollettino quotidiano del 26 febbraio 2026, The Local Switzerland ha evidenziato una voce discreta ma significativa nell’agenda del Consiglio Federale: il Presidente Guy Parmelin si recherà a Bruxelles il 2 marzo per firmare il tanto atteso pacchetto ‘Bilaterale III’ con la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Questo aggiornamento rappresenta il segnale più chiaro finora che le due parti sono pronte a rilanciare le relazioni dopo il fallimento dei negoziati sul quadro istituzionale del 2021. Sebbene la firma avverrà qualche giorno dopo, la conferma del 26 febbraio fissa il calendario politico e pone fine a settimane di speculazioni sulla stampa svizzera.
I professionisti della mobilità osservano con attenzione, poiché diversi allegati riguardano direttamente la libera circolazione delle persone, il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali e la partecipazione ai programmi europei di ricerca e istruzione—tutti pilastri fondamentali per la capacità della Svizzera di attrarre e impiegare talenti stranieri. I consulenti per l’immigrazione aziendale sottolineano che mantenere un accesso senza intoppi al mercato del lavoro UE è essenziale per le multinazionali svizzere che reclutano ingegneri in Germania, consulenti in Francia e specialisti IT in Polonia. Qualsiasi incertezza si traduce in costi maggiori per la pianificazione della forza lavoro: PwC Svizzera stima che i tempi di assunzione si siano allungati del 17% durante il periodo di stallo 2021-2023.
Se, come previsto, il pacchetto bilaterale sarà ratificato dal parlamento e supererà l’eventuale referendum, i datori di lavoro svizzeri riacquisteranno l’accesso ai fondi di ricerca Horizon Europe e al programma di scambio Erasmus+ nel 2027. Per i team di mobilità ciò significa trasferimenti intra-aziendali più rapidi, distacchi a breve termine più fluidi e meno burocrazia nell’organizzazione di incarichi congiunti UE–Svizzera. L’annuncio si inserisce inoltre nel contesto della decisione tedesca—pubblicata il giorno successivo—di prolungare i controlli temporanei alle frontiere con la Svizzera. I gruppi imprenditoriali sostengono che un accordo istituzionale rinnovato potrebbe contribuire a eliminare gradualmente tali misure unilaterali, ricostruendo la fiducia nella governance condivisa dell’area Schengen.
I professionisti della mobilità osservano con attenzione, poiché diversi allegati riguardano direttamente la libera circolazione delle persone, il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali e la partecipazione ai programmi europei di ricerca e istruzione—tutti pilastri fondamentali per la capacità della Svizzera di attrarre e impiegare talenti stranieri. I consulenti per l’immigrazione aziendale sottolineano che mantenere un accesso senza intoppi al mercato del lavoro UE è essenziale per le multinazionali svizzere che reclutano ingegneri in Germania, consulenti in Francia e specialisti IT in Polonia. Qualsiasi incertezza si traduce in costi maggiori per la pianificazione della forza lavoro: PwC Svizzera stima che i tempi di assunzione si siano allungati del 17% durante il periodo di stallo 2021-2023.
Se, come previsto, il pacchetto bilaterale sarà ratificato dal parlamento e supererà l’eventuale referendum, i datori di lavoro svizzeri riacquisteranno l’accesso ai fondi di ricerca Horizon Europe e al programma di scambio Erasmus+ nel 2027. Per i team di mobilità ciò significa trasferimenti intra-aziendali più rapidi, distacchi a breve termine più fluidi e meno burocrazia nell’organizzazione di incarichi congiunti UE–Svizzera. L’annuncio si inserisce inoltre nel contesto della decisione tedesca—pubblicata il giorno successivo—di prolungare i controlli temporanei alle frontiere con la Svizzera. I gruppi imprenditoriali sostengono che un accordo istituzionale rinnovato potrebbe contribuire a eliminare gradualmente tali misure unilaterali, ricostruendo la fiducia nella governance condivisa dell’area Schengen.
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