
In una decisione storica per i diritti dei lavoratori migranti, la Corte Suprema d’Appello di Cipro ha annullato una sentenza di un tribunale inferiore che aveva definito una collaboratrice domestica nepalese “immigrata clandestina” e ne aveva ordinato l’espulsione. Il verdetto—emesso il 10 marzo e pubblicato il 16 marzo—ha stabilito che il Dipartimento per l’Immigrazione aveva avviato le procedure di espulsione mentre la lavoratrice si trovava ancora nel periodo di tolleranza di 30 giorni per cercare un nuovo impiego dopo essere stata liberata dal precedente datore di lavoro. La donna era entrata a Cipro nel 2024 con un visto per collaboratrici domestiche molto diffuso sull’isola e, a seguito di una controversia contrattuale, aveva presentato una nuova domanda di permesso di soggiorno il 21 gennaio 2025. Arrestata durante un blitz sul luogo di lavoro quattro mesi dopo, era stata dichiarata “immigrata proibita” e minacciata di espulsione immediata. La corte d’appello ha rilevato che le autorità avevano fornito informazioni fuorvianti al tribunale di primo grado riguardo alla tempistica, sottolineando che la lavoratrice aveva tempo fino al 9 maggio 2025 per regolarizzare la propria posizione. Agendo prematuramente, le autorità hanno violato i suoi diritti procedurali ai sensi della Direttiva UE 2008/115/CE sugli standard comuni di rimpatrio. Gli esperti legali affermano che questo precedente costringerà il Dipartimento per l’Immigrazione a rafforzare il proprio sistema interno di gestione dei casi, in particolare per i 34.000 cittadini di paesi terzi impiegati come assistenti e personale domestico. Anche i datori di lavoro dovranno assicurarsi che le lettere di liberazione siano datate e archiviate correttamente; altrimenti, i successivi assunti rischiano di trovarsi in un limbo amministrativo. La decisione potrebbe inoltre influenzare i dibattiti in corso sul sistema a punti proposto da Cipro per i visti a bassa qualifica, attualmente in consultazione pubblica. Per le multinazionali che trasferiscono personale a Cipro, la sentenza rappresenta un monito: le procedure di immigrazione locali restano molto formalistiche. I team HR dovrebbero verificare le pratiche dei fornitori, assicurarsi che i rinnovi dei permessi siano presentati entro i termini di legge e conservare copie timbrate delle domande. I lavoratori in transizione tra contratti potranno ora contare sul periodo di tolleranza senza temere arresti improvvisi, ma solo se la documentazione è impeccabile. Le associazioni della società civile hanno accolto con favore il verdetto, definendolo “un piccolo ma fondamentale passo” verso un trattamento più equo dei lavoratori migranti. Hanno esortato il governo a codificare per legge il periodo di tolleranza di 30 giorni e a introdurre un sistema di tracciamento digitale per evitare errori burocratici—riforme che avvicinerebbero Cipro alle migliori pratiche europee.
Fonte: Cyprus Mail
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