
Dopo una sospensione di tre settimane causata dalla chiusura dello spazio aereo regionale, Air Canada ha ripreso mercoledì il volo diretto Toronto-Dubai (AC 056/057), diventando la prima grande compagnia nordamericana a tornare negli Emirati Arabi Uniti da fine febbraio. I viaggiatori sul forum di Reddit dedicato all'aviazione degli espatriati hanno segnalato la partenza del Boeing 787 da Pearson alle 21:35 EDT del 24 marzo e l’atterraggio a DXB poco dopo le 19:00 ora locale del 25 marzo.
La decisione segue quella dell’Autorità Generale per l’Aviazione Civile degli Emirati, che martedì sera ha aperto due corridoi “umanitari e commerciali” strettamente controllati sopra le acque territoriali saudite tra i livelli di volo 320 e 400. Fonti interne alla compagnia riferiscono che gli equipaggi stanno seguendo una rotta estesa a sud del Bahrain, con controlli satellitari obbligatori ogni 15 minuti e giubbotti antischegge a bordo, simili alle procedure adottate durante il conflitto in Ucraina del 2014.
Per i team di mobilità globale questa riapertura parziale è un’arma a doppio taglio. Da un lato, i dipendenti nordamericani e il personale di progetto ritrovano un collegamento diretto con le zone finanziarie libere di Dubai, evitando i lunghi scali europei. Dall’altro, la capacità è limitata: Air Canada offre solo quattro voli settimanali fino al 6 aprile e le tariffe economy last minute hanno superato i 2.400 dollari USA per tratta. Ai responsabili dei viaggi viene consigliato di prenotare i posti con largo anticipo, mantenere una copertura assicurativa per rischi bellici e scegliere tariffe alberghiere completamente rimborsabili, nel caso il corridoio venga nuovamente chiuso.
I concorrenti Emirates ed Etihad hanno accolto con favore questo “segnale di fiducia”, ma hanno avvertito che i diritti di traffico restano soggetti a cancellazione con un preavviso di 12 ore in caso di intensificazione delle attività missilistiche. Gli analisti del settore sottolineano che un ritorno stabile delle compagnie non del Golfo dipenderà da un’ulteriore coordinamento tra Riyadh, Abu Dhabi e Washington per estendere il corridoio aereo protetto fino al Mar Rosso.
La decisione segue quella dell’Autorità Generale per l’Aviazione Civile degli Emirati, che martedì sera ha aperto due corridoi “umanitari e commerciali” strettamente controllati sopra le acque territoriali saudite tra i livelli di volo 320 e 400. Fonti interne alla compagnia riferiscono che gli equipaggi stanno seguendo una rotta estesa a sud del Bahrain, con controlli satellitari obbligatori ogni 15 minuti e giubbotti antischegge a bordo, simili alle procedure adottate durante il conflitto in Ucraina del 2014.
Per i team di mobilità globale questa riapertura parziale è un’arma a doppio taglio. Da un lato, i dipendenti nordamericani e il personale di progetto ritrovano un collegamento diretto con le zone finanziarie libere di Dubai, evitando i lunghi scali europei. Dall’altro, la capacità è limitata: Air Canada offre solo quattro voli settimanali fino al 6 aprile e le tariffe economy last minute hanno superato i 2.400 dollari USA per tratta. Ai responsabili dei viaggi viene consigliato di prenotare i posti con largo anticipo, mantenere una copertura assicurativa per rischi bellici e scegliere tariffe alberghiere completamente rimborsabili, nel caso il corridoio venga nuovamente chiuso.
I concorrenti Emirates ed Etihad hanno accolto con favore questo “segnale di fiducia”, ma hanno avvertito che i diritti di traffico restano soggetti a cancellazione con un preavviso di 12 ore in caso di intensificazione delle attività missilistiche. Gli analisti del settore sottolineano che un ritorno stabile delle compagnie non del Golfo dipenderà da un’ulteriore coordinamento tra Riyadh, Abu Dhabi e Washington per estendere il corridoio aereo protetto fino al Mar Rosso.
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