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I certificati di buona condotta ora obbligatori per diverse nazionalità che richiedono visti di residenza negli Emirati Arabi Uniti

apr 13, 2026
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I certificati di buona condotta ora obbligatori per diverse nazionalità che richiedono visti di residenza negli Emirati Arabi Uniti
I consolati in tutta l’Asia meridionale e in Africa sono in piena attività dopo che le autorità dell’immigrazione degli Emirati Arabi Uniti hanno introdotto l’obbligo di presentare un certificato di buona condotta (PCC) per i richiedenti provenienti da una lista di paesi “ad alto rischio”. La normativa, comunicata per la prima volta ai centri autorizzati di digitazione l’11 aprile e confermata dal Daily Mirror dello Sri Lanka il 12 aprile, riguarda i potenziali residenti provenienti da Sri Lanka, Egitto, Indonesia, Nepal, Afghanistan, Iraq, Kenya, Nigeria, Ghana e altri paesi.

Secondo la nuova regola, le pratiche per il visto di residenza non saranno accettate senza un certificato rilasciato dal governo che attesti l’assenza di precedenti penali. Il PCC deve essere autenticato dal ministero degli esteri del paese emittente e legalizzato da una missione degli Emirati Arabi Uniti, procedure che possono allungare i tempi di attesa da due a quattro settimane. Le autorità dell’immigrazione spiegano che questa misura rafforza i controlli di sicurezza nazionale e allinea gli Emirati agli standard OCSE, che già richiedono verifiche dei precedenti per i permessi di soggiorno a lungo termine.

I certificati di buona condotta ora obbligatori per diverse nazionalità che richiedono visti di residenza negli Emirati Arabi Uniti


Per le aziende multinazionali che ruotano il personale a Dubai o Abu Dhabi, l’impatto operativo è rilevante. I team delle risorse umane devono prevedere tempi supplementari nei piani di mobilitazione dei progetti e mettere in conto costi aggiuntivi per le attestazioni, che possono superare i 150 dollari USA a richiedente. Gli specialisti del reclutamento avvertono inoltre che in alcuni paesi di origine i ritardi per ottenere i documenti di polizia possono già arrivare a 30 giorni, mettendo a rischio le date di inizio lavoro concordate nelle lettere di offerta.

I consulenti per la gestione dei rischi di viaggio suggeriscono un piano di mitigazione in tre fasi: 1) avviare la richiesta del PCC non appena il candidato accetta l’incarico; 2) utilizzare agenti autorizzati per evitare errori di formato che potrebbero invalidare la domanda; 3) informare i familiari che viaggiano con il richiedente, i quali devono fornire certificati separati per ogni paese in cui hanno risieduto per almeno sei mesi negli ultimi cinque anni. Il mancato rispetto di queste regole potrebbe causare la separazione delle famiglie, se il visto del richiedente principale viene rilasciato prima che i familiari ottengano i propri documenti.

Sebbene il governo non abbia reso noti i criteri esatti per l’inclusione nella lista, gli avvocati specializzati in immigrazione ritengono che alti tassi di permanenza irregolare e dati biometrici incompleti siano stati fattori determinanti. La lista sarà rivista ogni trimestre, con la possibilità che altre nazionalità vengano aggiunte o rimosse in base ai parametri di conformità. Si consiglia quindi ai datori di lavoro di monitorare attentamente gli aggiornamenti e di adeguare le politiche di mobilità di conseguenza.
Fonte: Daily Mirror (Sri Lanka)

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