
A soli tre settimane dall’entrata a pieno regime del Sistema biometrico di Entrata/Uscita (EES) dell’Unione Europea, avvenuta il 10 aprile, la Commissione Europea ha ceduto alle crescenti pressioni di aeroporti, compagnie aeree e diversi Stati membri attivando una clausola di “flessibilità incorporata”. In una dichiarazione del 2 maggio, Bruxelles ha confermato che le unità di polizia di frontiera potranno temporaneamente sospendere la raccolta di impronte digitali o immagini facciali quando i tempi di attesa superano le soglie locali, continuando però a registrare elettronicamente i dati del passaporto.
Per l’Austria, dove l’aeroporto di Vienna-Schwechat è uno dei sei scali che gestiscono il traffico da paesi terzi, questa misura arriva al momento giusto. Durante le lunghe vacanze pasquali, l’aeroporto ha gestito fino a 44.000 passeggeri non UE al giorno; i responsabili hanno riferito ai media locali che le prime iscrizioni biometriche hanno fatto superare i 40 minuti di attesa per alcuni voli a lungo raggio. Con l’imminente picco di viaggi per l’Ascensione, la Pentecoste e l’Eurovision, Austrian Airlines aveva già iniziato a consigliare ai passeggeri in transito di prevedere almeno 90 minuti per la coincidenza. La possibilità di passare a una procedura “solo demografica” durante i picchi dovrebbe aiutare lo scalo a mantenere i tempi minimi di connessione e a evitare costose riprenotazioni per i viaggiatori business.
L’EES sostituisce il timbro manuale sul passaporto con la registrazione automatica di ogni ingresso e uscita dei visitatori non UE, conservando dati biografici e biometrici per tre anni. Le autorità di frontiera austriache stimano che il sistema abbia registrato oltre 2,4 milioni di passaggi solo in Austria dal lancio soft di ottobre. Sebbene la tecnologia prometta una maggiore sicurezza alle frontiere esterne e calcoli più precisi dei 90/180 giorni, l’iscrizione dei viaggiatori alla prima esperienza si è rivelata più lenta del KPI UE di 70 secondi, attestandosi in media intorno ai quattro minuti nelle condizioni reali.
I gruppi di settore ACI Europe, Airlines for Europe (A4E) e IATA accolgono con favore la concessione, ma avvertono che si tratta solo di una soluzione temporanea. Invitano i governi a investire in ulteriori varchi elettronici e personale, e ad accelerare le campagne informative per spingere i passeggeri a completare le procedure pre-partenza — come scaricare i codici QR dalle app delle compagnie — prima di arrivare al confine. I responsabili dei viaggi dovrebbero informare i dipendenti che la clausola di flessibilità si attiva localmente e in modo dinamico: arrivare nelle ore di punta potrebbe comportare comunque la raccolta completa dei dati biometrici, mentre i voli nelle prime ore del mattino o a tarda sera potrebbero passare in meno di un minuto.
Guardando al futuro, l’Austria e i suoi partner Schengen dovranno integrare l’EES con il Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS), previsto ora per la fine del 2026. Gli esperti avvertono che, se non si terranno conto delle lezioni apprese dal lancio di quest’anno, una seconda ondata di congestione potrebbe verificarsi proprio quando l’ETIAS diventerà obbligatorio per i viaggiatori esenti da visto provenienti da partner commerciali chiave come Stati Uniti, Canada e Regno Unito.
Per l’Austria, dove l’aeroporto di Vienna-Schwechat è uno dei sei scali che gestiscono il traffico da paesi terzi, questa misura arriva al momento giusto. Durante le lunghe vacanze pasquali, l’aeroporto ha gestito fino a 44.000 passeggeri non UE al giorno; i responsabili hanno riferito ai media locali che le prime iscrizioni biometriche hanno fatto superare i 40 minuti di attesa per alcuni voli a lungo raggio. Con l’imminente picco di viaggi per l’Ascensione, la Pentecoste e l’Eurovision, Austrian Airlines aveva già iniziato a consigliare ai passeggeri in transito di prevedere almeno 90 minuti per la coincidenza. La possibilità di passare a una procedura “solo demografica” durante i picchi dovrebbe aiutare lo scalo a mantenere i tempi minimi di connessione e a evitare costose riprenotazioni per i viaggiatori business.
L’EES sostituisce il timbro manuale sul passaporto con la registrazione automatica di ogni ingresso e uscita dei visitatori non UE, conservando dati biografici e biometrici per tre anni. Le autorità di frontiera austriache stimano che il sistema abbia registrato oltre 2,4 milioni di passaggi solo in Austria dal lancio soft di ottobre. Sebbene la tecnologia prometta una maggiore sicurezza alle frontiere esterne e calcoli più precisi dei 90/180 giorni, l’iscrizione dei viaggiatori alla prima esperienza si è rivelata più lenta del KPI UE di 70 secondi, attestandosi in media intorno ai quattro minuti nelle condizioni reali.
I gruppi di settore ACI Europe, Airlines for Europe (A4E) e IATA accolgono con favore la concessione, ma avvertono che si tratta solo di una soluzione temporanea. Invitano i governi a investire in ulteriori varchi elettronici e personale, e ad accelerare le campagne informative per spingere i passeggeri a completare le procedure pre-partenza — come scaricare i codici QR dalle app delle compagnie — prima di arrivare al confine. I responsabili dei viaggi dovrebbero informare i dipendenti che la clausola di flessibilità si attiva localmente e in modo dinamico: arrivare nelle ore di punta potrebbe comportare comunque la raccolta completa dei dati biometrici, mentre i voli nelle prime ore del mattino o a tarda sera potrebbero passare in meno di un minuto.
Guardando al futuro, l’Austria e i suoi partner Schengen dovranno integrare l’EES con il Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS), previsto ora per la fine del 2026. Gli esperti avvertono che, se non si terranno conto delle lezioni apprese dal lancio di quest’anno, una seconda ondata di congestione potrebbe verificarsi proprio quando l’ETIAS diventerà obbligatorio per i viaggiatori esenti da visto provenienti da partner commerciali chiave come Stati Uniti, Canada e Regno Unito.
Fonte: eKathimerini
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