
Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt ha dichiarato in un’intervista televisiva del 4 maggio e successivamente ai giornalisti a Berlino che i controlli temporanei reintrodotti lo scorso anno su tutti i confini terrestri della Germania resteranno in vigore “finché il sistema migratorio europeo non funzionerà”. La misura riguarda i valichi con Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Paesi Bassi, Danimarca, Francia, Lussemburgo e Svizzera, costringendo automobilisti, passeggeri ferroviari e camionisti a prepararsi a controlli d’identità a sorpresa, un tempo impensabili nell’area Schengen senza passaporto.
La posizione di Dobrindt arriva in un momento delicato: i tribunali di Coblenza e Monaco hanno recentemente giudicato illegittime le precedenti proroghe dei controlli, sostenendo che il ministero dell’Interno non abbia dimostrato una nuova e seria minaccia alla sicurezza, requisito previsto dal Codice delle frontiere Schengen. Gli esperti di migrazione sottolineano inoltre che le richieste di asilo erano già in calo prima dell’intensificazione dei controlli: l’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati (BAMF) ha registrato solo 6.144 domande di asilo iniziali ad aprile, quasi un terzo in meno rispetto all’anno precedente.
Per le aziende con lavoratori frontalieri e catene di approvvigionamento “just-in-time” in Baviera, Baden-Württemberg e Renania Settentrionale-Vestfalia, le soste della polizia comportano costi aggiuntivi e incertezza. L’associazione logistica BGL stima che un ritardo di 10 minuti solo al confine tedesco-austriaco possa azzerare un margine di 50-70 euro su un normale trasporto su camion. La federazione delle Camere di Commercio tedesche (DIHK) ha rilanciato l’appello a Bruxelles per negoziare un modello di screening a rischio a livello UE che permetta a viaggiatori d’affari e merci preregistrati di evitare la maggior parte dei controlli stradali.
Gli esperti di immigrazione avvertono inoltre i team HR che i controlli in corso complicano l’inserimento di personale non UE che arriva via terra, poiché gli agenti richiedono sempre più spesso contratti di lavoro e prove di residenza anche a chi possiede visti di tipo D validi. I responsabili della mobilità consigliano quindi ai lavoratori distaccati di portare con sé copie cartacee di permessi di lavoro, estratti contrattuali e prove di alloggio per almeno i primi sei mesi del 2026.
Sul piano politico, la questione divide la CSU conservatrice di Dobrindt dai Socialdemocratici e dai Verdi, che temono che i controlli interni permanenti possano normalizzare una Schengen frammentata. La commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson ha lasciato intendere che Bruxelles potrebbe avviare procedure d’infrazione se Berlino non fornirà giustificazioni più solide entro la prossima scadenza di notifica a metà settembre. Per ora, però, i viaggiatori devono aspettarsi che i controlli alle frontiere – e l’incertezza – proseguano per tutta l’intensa stagione estiva.
La posizione di Dobrindt arriva in un momento delicato: i tribunali di Coblenza e Monaco hanno recentemente giudicato illegittime le precedenti proroghe dei controlli, sostenendo che il ministero dell’Interno non abbia dimostrato una nuova e seria minaccia alla sicurezza, requisito previsto dal Codice delle frontiere Schengen. Gli esperti di migrazione sottolineano inoltre che le richieste di asilo erano già in calo prima dell’intensificazione dei controlli: l’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati (BAMF) ha registrato solo 6.144 domande di asilo iniziali ad aprile, quasi un terzo in meno rispetto all’anno precedente.
Per le aziende con lavoratori frontalieri e catene di approvvigionamento “just-in-time” in Baviera, Baden-Württemberg e Renania Settentrionale-Vestfalia, le soste della polizia comportano costi aggiuntivi e incertezza. L’associazione logistica BGL stima che un ritardo di 10 minuti solo al confine tedesco-austriaco possa azzerare un margine di 50-70 euro su un normale trasporto su camion. La federazione delle Camere di Commercio tedesche (DIHK) ha rilanciato l’appello a Bruxelles per negoziare un modello di screening a rischio a livello UE che permetta a viaggiatori d’affari e merci preregistrati di evitare la maggior parte dei controlli stradali.
Gli esperti di immigrazione avvertono inoltre i team HR che i controlli in corso complicano l’inserimento di personale non UE che arriva via terra, poiché gli agenti richiedono sempre più spesso contratti di lavoro e prove di residenza anche a chi possiede visti di tipo D validi. I responsabili della mobilità consigliano quindi ai lavoratori distaccati di portare con sé copie cartacee di permessi di lavoro, estratti contrattuali e prove di alloggio per almeno i primi sei mesi del 2026.
Sul piano politico, la questione divide la CSU conservatrice di Dobrindt dai Socialdemocratici e dai Verdi, che temono che i controlli interni permanenti possano normalizzare una Schengen frammentata. La commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson ha lasciato intendere che Bruxelles potrebbe avviare procedure d’infrazione se Berlino non fornirà giustificazioni più solide entro la prossima scadenza di notifica a metà settembre. Per ora, però, i viaggiatori devono aspettarsi che i controlli alle frontiere – e l’incertezza – proseguano per tutta l’intensa stagione estiva.
Fonte: Euronews
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