
Due richiedenti asilo sudanesi hanno presentato un ricorso giudiziario contro il piano di punta del Segretario agli Interni Shabana Mahmood, che prevede di ridurre il permesso iniziale di soggiorno per i rifugiati da cinque anni a 30 mesi — l’aspetto più controverso della proposta di riforma dell’asilo del Partito Laburista. Depositato presso l’Alta Corte il 6 maggio, il ricorso sostiene che la politica sia indirettamente discriminatoria e violi sia l’Articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sia la Convenzione sui Rifugiati. Le riforme di Mahmood, annunciate lo scorso novembre e previste in vigore per questa estate, richiederebbero ai rifugiati di rinnovare lo status otto volte in 20 anni prima di poter ottenere il permesso di soggiorno permanente. I diritti di ricongiungimento familiare verrebbero inoltre limitati, a meno che i richiedenti non dimostrino di poter sostenere economicamente i familiari a carico. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha già avvertito che tali cambiamenti “imporranno ulteriori oneri amministrativi e costi al sistema di asilo” e comprometteranno l’integrazione. I ricorrenti, che dichiarano di soffrire di flashback legati alle torture subite in Sudan, sono rappresentati dallo studio legale Duncan Lewis Solicitors. Essi evidenziano dati che mostrano come il 96% delle richieste di asilo sudanesi nel 2025 siano state accolte, smentendo l’affermazione di Mahmood secondo cui regole più rigide scoraggerebbero il cosiddetto ‘asylum shopping’. Evidenze comparative da Danimarca e Australia indicano che i regimi di protezione temporanea aumentano i danni alla salute mentale e i costi burocratici senza ridurre gli arrivi. Se l’Alta Corte concederà il permesso per un’udienza completa, il caso potrebbe ritardare l’entrata in vigore della riduzione del permesso di soggiorno e costringere il Ministero dell’Interno a pubblicare la valutazione d’impatto sull’uguaglianza, finora rifiutata dai ministri. Per i datori di lavoro, la causa introduce nuova incertezza nell’assunzione di rifugiati tramite i percorsi Skilled Worker o Graduate: i team HR potrebbero dover monitorare molteplici rinnovi e prevedere budget per controlli ripetuti del diritto al lavoro. Più in generale, la sfida dimostra quanto rapidamente l’agenda migratoria del nuovo governo stia scontrandosi con la magistratura. Le aziende che si affidano a canali umanitari per il reclutamento — ad esempio nei settori sanitario e sociale — dovrebbero seguire con attenzione l’evoluzione giurisprudenziale, poiché ulteriori contenziosi potrebbero ribaltare nuovamente l’orientamento politico.
Fonte: The Guardian
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